Due ingegneri milanesi brevettano una nuova tecnologia anti-zika

La BluBox, una nuova tecnologia per analisi del sangue più precise e rapide (foto BluSense diagnostics)
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Si chiama BluBox, è stata sviluppata dalla startup BluSense Diagnostics e permetterebbe di realizzare esami del sangue e diagnosi accurate in pochi minuti. Attualmente è in fase di certificazione clinica

Due ingegneri e milanesi, che lavorano per l’Università tecnica della Danimarca di Kongens Lyngby,  hanno brevettato una nuova tecnologia per le analisi del sangue. Si chiamano Marco Donolato e Filippo Bosco e il dispositivo da loro coniato si chiama BloBox. E' in grado di unire nanotecnologia e lettura laser Blu-ray, è stato sviluppato dalla startup BluSense diagnostics, fondata a Copenhagen nel 2014 dai due ingegneri italiani e dal ricercatore tedesco Robert Burger. La startup conta 24 dipendenti fra ingegneri, biochimici e sviluppatori provenienti da nove diverse nazioni.

 

Una risposta al virus zika – La tecnologia sviluppata dai due ricercatori milanesi potrebbe rappresentare una risposta al virus zika. Il dispositivo infatti permetterebbe di identificare il virus e diagnosticare le patologie in tempi più rapidi e con maggiore precisione rispetto alla strumentazione esistente. La logica della BluBox, secondo gli ingegneri italiani, sarebbe quella dell’accessibilità e dell’economia, a differenza dei test attualmente in circolazione. Nelle regioni colpite dalle epidemie, infatti, spesso ciò che manca sono proprio strumenti di analisi medica in prossimità dei siti di cura.

 

Come funziona la BluBox – Il dispositivo è sostanzialmente una piattaforma di lettura munita di cartucce usa e getta. Su ognuna di queste, calibrate per il riconoscimento di un virus specifico, viene applicata una goccia di sangue, analizzata attraverso delle nano-particelle. La novità della BluBox si basa su due innovazioni tecnologiche: l’agglutinazione immuno-magnetica e la lettura opto-magnetica. In pratica le nano-particelle utilizzate sono rivestite di anticorpi del virus da identificare e da proteine che, in presenza dell’agente ricercato, inducono un agglutinamento (le cellule del sangue, cioè, si ammassano formando un unico agglomerato). I nuovi nano-agglomerati così composti vengono fatti ruotare in un campo magnetico. La rotazione genera un segnale misurato dall’unità laser Blu-ray e da un fotosensore. La BluBox sarebbe, quindi, in grado di indicare una relazione tra l'agglutinamento e la quantità di sostanza da individuare, in questo caso gli antigeni del virus zika. Le cartucce, inoltre, si basano su una tecnologia microfluidica che, sfruttando la forza centrifuga per separare velocemente il plasma, mescola e misura le nanoparticelle in maniera completamente automatizzata.

 

Campi di applicazione -  I campi di applicazione di questo nuovo dispositivo sarebbero potenzialmente illimitati “dal momento che le nano-particelle sono 'addestrabili' ad individuare e isolare qualsiasi tipo di virus di cui si conoscano le caratteristiche chimiche”, sostiene Filippo Bosco, uno dei due ricercatori che ha brevettato BluBox. “Il nostro primo obiettivo – conclude Bosco - "è quello di portare in tutte le aree del mondo in cui ci sia necessità uno strumento diagnostico efficace, accessibile economicamente e disponibile in grandi quantità". Gli strumenti attualmente in circolazione, infatti “presentano un alto rischio di diagnosi fuorvianti – afferma l’altro ricercatore, Marco Donolato - oltre ad essere dispendiosi in termini di tempo e di costi”.

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