Regno Unito, Fish&Chips a rischio: il merluzzo soffre i mari più caldi

Meno merluzzo e più calamari nella dieta del futuro del Regno Unito (Getty Images)
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I mutamenti climatici potrebbero presto avere conseguenze anche sulle abitudini alimentari degli inglesi. Lo rivela il Cefas. I risultati delle ricerche presentati al meeting annuale della "British Ecological Society" a Liverpool

 

Il merluzzo fritto è uno dei piatti-simbolo della cultura alimentare del Regno Unito. Eppure potrebbe presto diventare un lontano ricordo. Il riscaldamento globale, che sta aumentando le temperature dei mari attorno alla Gran Bretagna, sta infatti minacciando la specie. Le conseguenze si vedrebbero anche a tavola, almeno secondo i risultati della ricerca del Cefas, illustrati a Liverpool durante il meeting annuale della British Ecological Society.

 

Meno merluzzo e più calamari - Secondo le proiezioni del Cefas, nel 2025 la temperatura dell’acqua continuerà ad aumentare. Per questa ragione, i mari che bagnano il Regno Unito, potrebbero diventare più ospitali per alcune specie di pesci rispetto alle tradizionali. Il numero di calamari nel Mare del Nord, ad esempio, è cresciuto notevolmente negli ultimi 35 anni. Nel 2016, all’interno delle 76 stazioni di rilevamento, la percentuale di calamari sul totale era del 60%; nel 1984 era appena il 20%. I merluzzi, invece, hanno subito una drastica riduzione dovuta anche alla pesca eccessiva. Nel 1971, la Cefas contava nel Mare del Nord circa 1,3 milioni di tonnellate di merluzzo. Oltre 40 anni dopo le tonnellate sono poco più di 295mila.

 

Cambia il clima e cambia anche la dieta – Il Regno Unito ha iniziato a importare pesce a partire dal 1984, un anno dopo l'introduzione delle politiche comuni sulla pesca e le relative quote. Due terzi del pescato britannico (tra cui capesante e gamberoni) vengono esportati, mentre i consumatori di Oltremanica restano fedeli ai pesci tradizionali, come il merluzzo. "Ai consumatori britannici – ha detto Pinnegar al "The Guardian" – piace mangiare una gamma limitata di pescato, ma sul lungo termine dovranno adattare le loro diete. Nel 2025 potremmo aver bisogno di sostituire il merluzzo con pesci che vivono in acque più calde, come calamari, sgombri, sardine e triglie".

 

Le conseguenze di Brexit sul mercato ittico – La Federazione scozzese dei pescatori, come riportato da "The Guardian", ha recentemente sostenuto che, grazie alla Brexit, l’industria ittica del Regno Unito potrebbe diventare leader a livello mondiale per l’esportazione di pesci e frutti di mare, con risultati paragonabili a quelli della Norvegia: principale esportatore mondiale di salmone

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