Zika, il vaccino potrebbe essere pronto per il 2018

Il virus zika si diffonde tramite le zanzare: i ricercatori sono però al lavoro per trovare un vaccino (Getty Images)
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Dodici case farmaceutiche sono al lavoro. Ma in Brasile aumentano i casi di microcefalia legati al virus, che si manifestano anche mesi dopo il parto

La corsa per trovare un vaccino contro il virus zika coinvolge una dozzina di case farmaceutiche in tutto il mondo. E potrebbe essere disponibile già nel 2018. Intanto, mentre l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato che il virus non è più un'emergenza internazionale (sebbene all'inizio dell'anno avesse sostenuto il contrario), in Brasile - il paese più colpito - continuano ad aumentare i casi di microcefalia (malformazione in cui la testa del bambino è molto più piccola del normale), che si manifestano anche mesi dopo il parto.

Una corsa contro il tempo – Per l'Oms zika, che provoca gravi malformazioni nei feti e dallo scorso anno ha colpito 73 paesi, resta comunque “una sfida per la salute pubblica” alla stregua della dengue (altra pericolosa malattia infettiva tropicale), perché “continuerà a diffondersi nelle zone in cui sono presenti le zanzare che lo trasmettono”. Per questo è necessario trovare un rimedio, e mai come oggi tante aziende e organizzazioni governative hanno lavorato in contemporanea e in maniera così celere per trovarlo.

Dodici aziende farmaceutiche per un vaccino – Di solito i vaccini richiedono una decina di anni per essere sviluppati, ma gli esperti - secondo quanto riporta il "New York Times" - sono concordi nel ritenere che questo sarà pronto in soli due anni. Le società che ci lavorano sono dodici: alcune di loro stanno portando avanti tecnologie innovative che si basano su modifiche del Dna, un metodo rivoluzionario che si sta testando per la prima volta sugli esseri umani alla facoltà di Medicina dell'Università del Maryland.

Prestigio e profitto – Tra le case farmaceutiche coinvolte c'è la giapponese Takeda, la francese Sanofi, la britannica GlaxoSmithKline e le statunitensi NewLink genetics e Inovio pharmaceuticals. Oltre al prestigio e alla possibilità di salvare delle vite umane, l'impegno ha anche i suoi risvolti economici: a differenza di altri focolai virali più recenti, che hanno colpito zone molto povere, zika è infatti diffuso in paesi come il Brasile e gli Stati Uniti, in cui i Governi possono permettersi massicce campagne di vaccinazione pubblica.

I primi test sul campo – Nei prossimi mesi potrebbero già iniziare i primi test dei vaccini in Sud America, sulle popolazioni esposte al virus. Cruciale sarà il tempismo: mancare la finestra del prossimo scoppio dell'infezione potrebbe significare posticipare l'introduzione del vaccino di un anno o più, con il risultato che milioni di persone, tra cui molte donne incinte, potrebbero nel frattempo venire infettate.

Microcefalia che si manifesta dopo il parto – C'è quindi una speranza per sconfiggere il virus che causa malformazioni fetali: solo in Brasile – secondo "Le Monde" – le microcefalie potenzialmente riconducibili a zika sono 2033, e la piaga è lungi dall'essere debellata. Tanto più che  un recente studio ha evidenziato come i bambini sviluppino le classiche anomalie alla testa anche mesi dopo il parto, entro l'anno di età. L'indagine ha coinvolto tredici neonati brasiliani le cui madri erano state infettate dal virus zika: alla nascita erano tutti apparentemente sani, ma nei mesi successivi undici di loro hanno manifestato la microcefalia.

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