L'allarme: "I batteri si evolvono più rapidamente della ricerca"

La diffusione di batteri antibiotico-resistenti è un trend in crescita (Getty Images)
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Lo dice l'Associazione microbiologi clinici italiani. Nel nostro paese, ogni anno si registrano 500mila infezioni ospedaliere che causano più di 5000 decessi. Un dato superiore al numero di vittime che annualmente si registra in incidenti stradali

In Italia ogni anno si registrano 500.000 infezioni ospedaliere che causano più di 5000 decessi. Un dato superiore al numero di vittime che annualmente si registra in incidenti stradali (3381 morti nel 2014).
Un "trend in continua crescita", sottolinea il professor Gian Maria Rossolini, coordinatore del comitato per lo studio antibiotici di Amcli e direttore del Laboratorio di microbiologia clinica dell’azienda ospedaliero universitaria di Careggi.

 

Le cause – L'alto numero di decessi collegato alle infezioni ospedaliere è da imputare all'evoluzione dei batteri: "Stanno diventando sempre più resistenti agli antibiotici e quindi è sempre più difficile curare le infezioni che provocano", sostiene Rossolini. "Inoltre, la popolazione mondiale sta cambiando. Ci sono sempre più anziani, persone più fragili fisicamente. Questo contribuisce a creare una platea di potenziali pazienti più esposti a un numero maggiore di infezioni, complicanze e morti collegate a questi fenomeni".

 

L'industria farmaceutica - Durante l'ultimo Congresso nazionale dell'Amcli e in concomitanza con la Giornata Europea degli Antibiotici, si è parlato anche della reazione dell'industria farmaceutica al fenomeno. Secondo il coordinatore del comitato per lo studio antibiotici di Amcli, questo settore della medicina fatica a reggere il passo con cui i batteri evolvono verso la resistenza, perdendo delle preziose finestre di tempo. "Attualmente la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici attivi sui batteri multiresistenti sono la risposta migliore che l'industria farmaceutica può dare al problema", sostiene Rossolini. "Alcuni nuovi prodotti di questo tipo sono già in commercio, altri sono in fase di sviluppo ma non sono ancora disponibili".

 

Un'escalation senza fine? - Il rischio che si lavori a vuoto per creare medicinali adatti a combattere batteri che si evolvono in continuazione è concreto: "È ciò che la medicina ha fatto negli ultimi 70 anni, dopo l'introduzione degli antibiotici", riflette Rossolini. "I batteri si evolvono. Ciò che possiamo fare è rallentare la loro evoluzione, usando gli antibiotici in maniera adeguata. Se ne abusiamo in modo scorretto, peggioriamo la situazione".

 

Batteri resistenti - I microbiologi clinici temono anche "l'inarrestabile espansione dei batteri multiresistenti al di fuori degli ambienti ospedalieri". Da uno studio in fase di pubblicazione dell'Amcli, quasi l'8% delle klebsielle (batteri responsabili di polmonite, setticemia, infesioni urinarie e di altro tipo) isolate in pazienti non ricoverati in ospedale resiste alla maggior parte degli antibiotici. "Per contenere la diffusione - spiega ancora lo specialista - andrebbe diffusa la prassi di controllare il paziente in uscita, con un tampone nasale, cutaneo o rettale, che individui l'eventuale colonizzazione con di batteri multiresistenti".

 

Combattere i super batteri – Per proteggersi dai batteri antibiotico-resistenti vanno attuate tre strategie. "In primo luogo - conclude Rossolini - vanno rispettate tutte quelle norme igieniche che impediscono la trasmissione dei batteri da un individuo all'altro, prima fra tutte il lavaggio delle mani. Poi, gli antibiotici vanno usati in modo corretto: se li usiamo bene, limitiamo l'aumento della resistenza dei batteri. Infine, vanno cercati nuovi antibiotici".

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