Tutto quello che avreste voluto sapere sulla pasta in 5 domande

Gli spaghetti sono tra i formati di pasta più diffusi al mondo (Getty Images)
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In occasione della "Giornata Mondiale" rispondiamo ai quesiti che ogni amante di spaghetti e affini si è posto almeno una volta nella vita

Il 25 ottobre ricorre “Il World Pasta Day”, evento che celebra le virtù dell'elemento fondamentale della dieta mediterranea. Se lo scorso anno Milano fu la capitale mondiale per tutti i "pasta lovers" del mondo, quest’anno il testimone è passato a Mosca. All’ombra del Cremlino IPO (International Pasta Organization) e AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane), in partnership con l’Italian Trade Agency di Mosca, riuniranno oltre 200 tra pastai, opinion leader scientifici, economici, media e blogger per esaltare ancora una volta i pregi nutrizionali di questo alimento sano e naturale. La giornata mondiale della pasta rappresenta quindi un momento importante per tutelare l’alimento principe della gastronomia italiana, e quale occasione migliore per rispondere a qualche domanda che tutti gli appassionati di pasta si sono posti almeno una volta nella vita?

 

Dove e quando è nata la pasta?

A differenza di quanto si possa pensare, la pasta non è nata in Cina e non è stata portata in Italia da Marco Polo. Come si legge sul sito dell’organizzazione internazionale della pasta (IPO)  già nel 1154 il geografo arabo Al-Idrin parlava di "un cibo di farina in forma di fili", chiamato triyah (dall'arabo itrija, che sopravvive nella lingua moderna e deriva dalla radice tari = umido, fresco), che si confezionava a Palermo e si esportava in botti in tutta la penisola . Furono infatti gli Arabi del deserto ad essiccare per primi le paste per destinarle a una lunga conservazione, poiché nelle loro peregrinazioni non avevano sufficiente acqua per confezionare ogni giorno la pasta fresca. Quando? Il documento più antico è costituito dal libro di cucina di 'Ibn 'al Mibrad (IX sec), dove appare un piatto comunissimo tra le tribù beduine e berbere, ancor oggi conosciuto in Siria e in Libano: si tratta della rista, cioè maccheroni essiccati conditi in vario modo, ma soprattutto con lenticchie.

 

La pasta fa ingrassare?

Per la gioia dei più golosi, la risposta è no. Secondo uno studio condotto dal dipartimento di epidemiologia dell’Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) e pubblicato sulla rivista scientifica "Nutrition and Diabetes" non solo la pasta non fa male alla nostra linea, ma paradossalmente aiuta a tenere il peso sotto controllo. "Dalle ricerche effettuate prendendo in esame oltre 23.000 casi è emerso che il consumo di pasta non è associato ad un aumento del peso corporeo, ma piuttosto è il contrario. I nostri dati mostrano che godersi un piatto di pasta in base alle esigenze individuali, contribuisce a un indice di massa corporea sano, a una circonferenza della vita ridotta e a un migliore rapporto vita-fianchi", ha spiegato George Pounis, primo autore del lavoro. L’importante,  secondo i ricercatori,  è che il consumo di pasta giornaliero non superi i 50 grammi o in generale il 10% delle calorie totali assunte.

 

Qual è la cottura ideale della pasta?

Affinché sia digerita più facilmente,  si legge sul sito di AIDEPI, la pasta va mangiata al dente in modo che la rete di glutine trattenga al proprio interno i granuli di amido rendendolo assimilabile in modo graduale. La giusta cottura permette inoltre di mantenere intatte le caratteristiche dell’alimento, evitando che si disperdano le sue proprietà nutritive. A contrario, una cottura prolungata aumenta il rilascio dell’amido e rende la pasta collosa e difficilmente digeribile.

 

Quali sono le alternative migliori alla tradizionale pasta di grano duro?

Ci sono valide opzioni per chi voglia assaggiare pasta preparate con cereali diversi dal grano duro, molte delle quali ricche di proprietà benefiche per il nostro corpo. Tra le varianti più gettonate ci sono la pasta integrale, che contiene più fibre e proteine; la pasta di quinoa, ricca di ferro e magnesio e ottime per abbassare il livello di insulina e trigliceridi nel sangue; la pasta di grano saraceno, anch’essa senza glutine e ricca di amminoacidi e sali minerali; la pasta di farro, meno calorica e più ricca di fibre rispetto a quella tradizionale; la pasta di riso integrale, ideale per chi desidera perdere peso.

 

Qual è il formato di pasta più mangiato in Italia?

Il nostro Paese è quello in cui si consuma più pasta al mondo, raggiungendo i 25 chili pro-capite annui. Secondo una ricerca effettuata dall’ accademia Barilla, il re indiscusso sulle nostre tavole è lo spaghetto: con una una quota del 14,4% sui volumi totali venduti nel Belpaese è senza alcun dubbio il formato di pasta più diffuso. Seguono penne rigate (8,5%), fusilli (7%), spaghettini, ovvero la variante dello spaghetto con il diametro più sottile (5%); bavette (3,7%) ; penne rigate (2,7%); farfalle (2,6%) e rigatoni (2%).

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