Liberi e Uguali si spacca sull'alleanza col Pd per le Regionali

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Saranno le assemblee dei movimenti di Lazio e Lombardia, in programma per oggi, a decidere sull'accordo a sinistra per le elezioni nelle due regioni. Un accordo su Zingaretti sembra vicino nel Lazio, mentre in Lombardia pesano veti sul renziano Giorgio Gori

Ritrovarsi alleati, ma solo a metà. Insieme in Lazio, nel nome di Nicola Zingaretti. Divisi in Lombardia, sul renziano Giorgio Gori. E' lo scenario che sembra profilarsi a sinistra, in vista dell'election day di marzo. Il Pd e gli "ex" di LeU, divisi alle politiche, stanno cercando una difficile intesa nelle due Regioni al voto. Per un'alleanza si sono spesi i "padri" Romano Prodi e Walter Veltroni. "Faremo di tutto", ha assicurato Pier Luigi Bersani. E nella direzione dell'unità, che potrebbe essere viatico anche di un dialogo nazionale dopo il voto, spinge il leader di Liberi e uguali, Pietro Grasso. Oggi, dopo due assemblee di LeU in Lazio e Lombardia, sarà ufficializzata la decisione. E niente viene dato per scontato.

La situazione in Lazio e Lombardia

Ma se in Lazio l'intesa sembra a un passo, in Lombardia pesano il veto di SI e degli esponenti locali di Mdp. Nicola Fratoianni ribadisce il "no" di Sinistra italiana a Giorgio Gori in Lombardia, è più possibilista su Zingaretti. Pippo Civati è scettico su entrambi ed è decisamente contrario a una dire un sì e un no: uniti o divisi in entrambe le Regioni. Ma nonostante l'appello per l'alleanza della Cgil, le resistenze più difficili da scalfire sono quelle locali: "Non ci sono margini per riaprire la discussione", taglia corto Onorio Rosati, che oggi nell'assemblea convocata a Cinisello Balsamo potrebbe essere nominato candidato di LeU alla presidenza. Fino all'ultimo si cercherà un'intesa, tanto che c'è chi ipotizza in Lombardia una forma di 'desistenza'. Ma se i segnali in politica contano, la presenza di Fratoianni tra i lombardi e la possibile presenza di Grasso all'assemblea laziale di LeU (si svolgerà in una sala della sede Cgil), sembrano indicare un orientamento nel primo caso verso un "no" al Pd, nel secondo caso verso il "sì".

Oggi le decisioni

Dal Pd guardano a Grasso, che nel pomeriggio riunisce i vertici di LeU. "Siamo un progetto politico plurale, è normale che ci siano posizioni diverse. Ascoltiamo le indicazioni del territorio, poi decideremo", dice il presidente. E per un'intesa spingono sia Enrico Rossi che Bersani ("Ma no - precisa quest'ultimo - a un'ammucchiata o un accordo tra gruppi dirigenti"). Il Dem Ettore Rosato plaude: "Una sinistra divisa non fa gli interessi dell'Italia, vogliamo assicurare un governo al Paese e alle Regioni". E a favore di un'intesa su Zingaretti, per la sinistra, ben depone la scelta di farsi sostenere da una lista centrista, ma senza la sigla Civica popolare di Lorenzin. Ma i vertici Dem non danno niente per scontato. Matteo Renzi, che trascorre il suo 43esimo compleanno in famiglia, non si sbilancia. Ma, in chiave nazionale, punzecchia gli avversari ricordando quanto aiuti gli avversari il fatto che Massimo D'Alema "se ne sia andato dal Pd e abbia fondato il suo partito". "Nelle nostre liste avremo non Bersani, ma Cuperlo, Orlando, Fassino", elenca per contrapposizione. E invita i Dem all'ottimismo: "Oggi siamo dati da alcuni al 23%, da altri al 26% a causa delle divisioni, ma il clima per noi sta cambiando perché a destra volano gli stracci ed emerge l'incapacità dei Cinque stelle".

La situazione nei collegi

Il segretario è al lavoro su un programma da cui emerga la "serietà" della proposta Dem e su liste in cui spicchi la forza della sua classe dirigente. Ma ha scelto di non mettere in scena una battaglia fratricida nel collegio "rosso" di Bologna: a Pier Luigi Bersani, la coalizione Dem dovrebbe contrapporre l'alleato Pier Ferdinando Casini. La direzione del partito convocata per il 16 indicherà le deroghe per chi abbia superato i 15 anni di mandato: potranno ricandidarsi i ministri (ma dovrebbero scegliere di non farlo Giuliano Poletti e Anna Finocchiaro), i capigruppo (si parla del collegio Roma 1 per il Senato per Luigi Zanda) e chi abbia ruoli istituzionali, come il vicepresidente della Camera Roberto Giachetti. In Campania, Renzi festeggia il sì alla candidatura del medico Paolo Siani e potrebbe scegliere di schierare anche Marco Minniti. Mentre un collegio in Friuli Venezia Giulia dovrebbe spettare a Riccardo Illy, l'ex governatore assolto in appello dalla Corte dei Conti per la vendita di un'ex caserma.

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