Prodi: "Pisapia ha capito che non era cosa. Non è una defezione"

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L’ex presidente del Consiglio commenta così l’annuncio del leader di Campo progressista che ha deciso di non candidarsi alle elezioni. "Non tutte le frittate finiscono con il venir bene", ha commentato l’economista durante un convegno a Roma 

Quella di Giuliano Pisapia "non è stata una defezione, perché Pisapia non aveva deciso. Aveva studiato il campo e poi ha concluso che non era cosa". Con queste parole Romano Prodi ha commentato l’annuncio dell’ex sindaco di Milano che ha deciso di non candidarsi alle prossime elezioni come leader di Campo progressista. Il processo va avanti. Si tenterà di nuovo perché è un processo importante ed utile al Paese. Pisapia ha esplorato e non ha trovato in se stesso o nel gruppo di riferimento motivazioni per andare avanti. E questo mi dispiace", ha affermato l’ex premier in occasione della manifestazione "Più libri più liberi" a Roma. L'accademico ha inoltre parlato del suo ruolo in politica e di economia.

"Non tutte le frittate finiscono con il venir bene…"

"Non tutte le frittate finiscono con il venir bene...", dice Prodi riferendosi alla situazione del centrosinistra dopo gli sviluppi di mercoledì. “Ha fatto bene Pisapia? Non lo so, non mi pronuncio”, mentre a chi gli chiede se la coalizione di centrosinistra sia finita risponde "I cambiamenti sono troppo recenti per dare un giudizio definitivo. Aspettiamo". "D'altra parte - sottolinea Prodi - "la stessa crisi c'è anche a destra. Il problema è che bisognerebbe ricominciare da capo. Io a suo tempo non ho inventato un granché ma c'era un disegno preciso di mettere insieme forze e contenuti. Mi criticarono per il programma di 400 pagine, ma quello di 140 lettere non è molto più soddisfacente. Un programma politico può anche essere di sei volumi... Ma con una coalizione ampia si deve scrivere. È senso di realismo. Perché i tedeschi ci mettono sei mesi a fare il programma di governo? Pensate non sappiano né leggere né scrivere?", conclude.

 

"Io completamente fuori dalla politica. Le tasse? Male indispensabile"

"In politica o si è dentro o si è fuori. Stare all'uscio non è mica bello: si dà noia, si producono equivoci. Io ora sono completamente fuori", aggiunge Romano Prodi. "Quando entrai nacque l'Ulivo che avevo in mente da sempre con il pullman per girare. C'era un'attesa popolare, una condivisione sul senso del riformismo. Quello era il vero collante". Il professore ha poi parlato di tasse ed economia: "Le tasse sono un male indispensabile su cui si fonda la società democratica e per cui ci devono essere", afferma considerando "un'espressione esagerata" quella usata da Tommaso Padoa Schioppa che definì le tasse come una cosa bellissima. "Le tasse - spiega Prodi - sono una disgrazia indispensabile e necessaria per produrre welfare ed uguaglianza". Poi l'ex Ulivo commenta anche la riforma fiscale americana: "La riforma di Trump è interessante: è quella per vincere le prossime elezioni. Aumenta le diseguaglianze, è fatta apposta. E' una operazione di politica breve".

Nencini e Olivero: "Prodi ha ragione"

"Ha ragione Prodi. Nonostante il ritiro di Pisapia il processo va avanti perché utile all'Italia. I socialisti non si arrendono al rischio che il paese venga messo nelle mani di una destra che non ha avuto nemmeno la forza di condannare in modo netto i rigurgiti neofascisti". Queste le parole del segretario del Psi, Riccardo Nencini. Dello stesso avviso il viceministro all'Agricoltura Andrea Olivero:  "Prodi ha ragione: il processo di ricostruzione del Centrosinistra comunque deve andare avanti. È fallito un modello di costruzione della coalizione fatta a tavolino, con squadra e compasso, da chi cercava voti piuttosto che alleati. Ma il bisogno di un progetto plurale e partecipato, civico e popolare, non può essere archiviato per il passo indietro di qualcuno. È venuto il momento - sostiene il senatore - di chiamare a raccolta  per davvero chi ha a cuore che non vincano le Destre a guida salviniana o il populismo grillino". 

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