Bossi: skinhead? Lega non cerchi quei voti. Salvini: solo un volantino

Il fondatore del Carroccio, Umberto Bossi (Ansa)
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Il fondatore del Carroccio sul blitz a Como dei naziskin in una riunione sul tema dell’accoglienza: "Sono di una famiglia di antifascisti, combattenti non chiacchieroni". Il segretario: quei ragazzi un problema per i buonisti

"Il mondo è pieno di matti, diciamo che quei voti la Lega non deve cercarli". Con queste parole il presidente e fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, ha risposto alla domanda sul caso degli skinhead che a Como hanno effettuato un vero e proprio blitz durante una riunione sul tema dell'accoglienza. Il gruppo neofascista aveva come obiettivo quello di leggere un volantino contro l'immigrazione. Al suo arrivo alla riunione della minoranza del partito a Chignolo Po, Bossi ha precisato che lui fa parte "di una famiglia di antifascisti, combattenti non chiacchieroni: mia cugina è morta sul Monte Rosa". "La penso come Spinelli - ha aggiunto - che considerava lo Stato Nazione il male assoluto, anche se qualcosa di buono lo ha fatto come contenitore della democrazia".

La replica di Salvini

Più tardi è arrivata la replica di Matteo Salvini. "Per buonisti, sinistri e giornalisti il problema dell'Italia sono dieci ragazzi di destra che leggono un volantino. Per me invece il problema sono le migliaia di clandestini che picchiano, rubano, stuprano, spacciano. E poi parlano di fake news", ha detto il segretario della Lega. Poi, riferendosi alla manifestazione lanciata dal Pd il 9 dicembre a Como, ha aggiunto: "Mentre la sinistra sabato manifesterà a favore di un'immigrazione clandestina che porta problemi a tanti e soldi a pochi, domenica prossima a Roma scenderanno in piazza migliaia di italiani che chiedono il rispetto delle regole, ordine, espulsioni, tranquillità e un'immigrazione sotto controllo".

"La linea di Salvini è sbagliata. Punto e basta"

Bossi, oltre che del blitz di Como, ha parlato proprio di Matteo Salvini e del futuro del partito."Ci sono gli indipendentisti che cercano di stare meglio nella Lega ma non è la premessa di una scissione", ha detto Bossi. Che poi ha attaccato l’attuale leader del partito leghista: "La linea di Salvini è sbagliata punto e basta. Saranno le elezioni a stabilire le cose, io sono venuto perché mi hanno invitato". Quanto al tema della sua ricandidatura nel 2018 in Parlamento, caldeggiata anche da Silvio Berlusconi, Bossi ha risposto: "Io non chiedo niente, io l'ho fatto perché pensavo di dover cambiare le cose. Farò quello che dice di fare la Lega. Berlusconi? È una persona per bene che alla Lega ha dato i voti per il federalismo fiscale, e per questo è stato fatto fuori".

"Se vado via finisce la Lega"

"Non sono d'accordo di far saltare la Lega - ha sottolineato Bossi prendendo la parola dal palco -. Sapete perché non sono andato via? Perché se andavo via finiva la Lega. Però poi tutti noi dobbiamo parlare quando è il momento, sarebbe troppo comodo criticare senza fare la partita, la partita va fatta". "Non ho creato la Lega solo per prendere voti, questo è forse l'errore di Salvini - ha aggiunto -. Noi vogliamo i voti per avere la libertà e la giustizia a casa nostra". Secondo Bossi, ora la priorità è concludere la trattativa per l'autonomia dopo i referendum di Lombardia e Veneto. "Maroni - ha detto - deve portare a casa questo, il sistema tributario, che sarebbe la vera rivoluzione. Le premesse possono essere buone. Ma Roma la conosciamo, vogliono i soldi del Nord". 

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