Consip, voto sulle mozioni al Senato: la maggioranza tiene

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Palazzo Madama si è espresso sul cambio dei vertici della centrale acquisti della pubblica amministrazione. Passa la mozione Zanda, bocciate quelle di Mdp, Sinistra Italiana e Lega. Padoan: "I vertici sono già dimissionari"

La maggioranza ha tenuto al Senato, dove sono state votate le mozioni che chiedono il ricambio al vertice di Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione al centro di un'indagine in cui sono coinvolti, tra gli altri, il ministro dello Sport, Luca Lotti, e il padre dell'ex premier Matteo Renzi, Tiziano (LE TAPPE). L'Aula di Palazzo Madama ha approvato la mozione di maggioranza, cha aveva come primo firmatario Luigi Zanda, con 185 voti favorevoli, 76 contrari e 5 astenuti. La mozione Zanda è stata votata anche da 39 senatori di opposizione: 28 di Forza Italia, 8 di Ala e 3 della Federazione della Libertà (il nuovo gruppo creato dal leader di Idea Gaetano Quagliariello). Bocciata (con 182, 69 favorevoli e 16 astenuti) la mozioni Mdp a prima firma Gotor sul ruolo del ministro Lotti (i 33 senatori del M5S hanno votato a favore). Non passano neanche quelle di Sinistra Italiana e della Lega.

Pd chiede verifica politica

Cinque in tutto, tra quella di maggioranza e degli altri, le mozioni presentate che sono andate al voto. Tra queste quella che ha suscitato più tensioni all’interno del governo è stata quella degli scissionisti di Articolo 1 – Mdp che hanno confermato la linea contro il ministro renziano: "Voteremo a favore solo della nostra mozione e diremo no a tutte le altre", aveva annunciato nell'Aula di Palazzo Madama la presidente dei senatori di Articolo 1 Mdp Cecilia Guerra, anche perché la "nostra e solo la nostra parla dell'indissolubilità tra la posizione del ministro Luca Lotti e dei vertici Consip". I dem hanno definito “preoccupante” questa posizione e chiesto una verifica politica: “Devono dire se sostengono ancora il governo” hanno affermato.

Padoan: "Vertici già dimissionari"

"Preso atto del dibattito" in Aula "l'ordine del giorno prevede la discussione sulle mozioni sulla Consip". Così il presidente del Senato Pietro Grasso ha scelto di non rinviare il dibattito e le votazioni sulle mozioni presentate dai gruppi di maggioranza e opposizioni. Grasso ha anche letto la lettera, ricevuta dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, in cui si rendeva noto che il 17 giugno "sono state presentate le dimissioni da parte di due consiglieri e che con le dimissioni della maggioranza dei consiglieri si intende dimissionario l’intero cda". Il 17 giugno, infatti, i due consiglieri del Tesoro (il presidente Luigi Ferrara e Marialaura Ferrigno) si sono fatti da parte facendo decadere anche il terzo: l'amministratore delegato Luigi Marroni, che non si è formalmente dimesso.

Il Pd, tramite il capogruppo a palazzo Madama Luigi Zanda, ha provato a rinviare il confronto a dopo il 27 giugno, data nella quale si riunirà l'assemblea della società: "Alla luce della comunicazione di Padoan, le mozioni hanno raggiunto i loro effetti. Il Consiglio è decaduto. Sarebbe quindi più utile tenere il dibattito dopo il 27 (giugno), data della riunione dell’assemblea Consip, dopo la nomina dei nuovi vertici". Grasso ha comunque deciso non modificare l’ordine del giorno e di procedere quindi con il voto, con la seduta che è ripresa nel pomeriggio.

La polemica su Lotti

Il presidente del Senato ha però dichiarato “inammissibile” parte della mozione di Mdp sul ministro dello Sport, Luca Lotti, in cui si chiede che rimetta le deleghe del suo incarico. Mdp, il gruppo nato dalla scissione del Partito democratico, ha presentato infatti un testo che impegna il governo "a valutare la sospensione delle deleghe" a Lotti "fino al chiarimento della vicenda". Lotti è indagato dalla Procura di Roma per rivelazione di segreto d'ufficio mentre l'imprenditore Tiziano Renzi per traffico di influenze.

Contrario alla decisione di Grasso anche il capogruppo di M5S al Senato, Carlo Martelli: "Riteniamo gravissima la decisione del presidente Grasso di dichiarare improponibile il nostro ordine del giorno, in cui chiedevamo di revocare le deleghe al ministro Lotti, e la mozione di MdP". Ha poi spiegato: "Lotti non solo ha avuto le dita nella marmellata, era dentro la tinozza dello scandalo Consip. È coinvolto. Come si può pensare che non c'entri nulla?”.

Ok alla mozione Augello riformulata

L'Aula del Senato ha approvato anche la mozione Augello riformulata così come chiesto dal governo. Il vice ministro dell'Economia Enrico Morando aveva chiesto al senatore Andrea Augello, come condizione per dare parere favorevole alla sua mozione, la soppressione del "punto 2" , che riguardava la sospensione delle gare Consip. Il governo, ha spiegato Morando, "esprime invece parere favorevole sui punti 1 e 3 della parte impegnativa della mozione Idea. Chiede, inoltre, il voto della mozione per parti separate, in quanto sulle premesse della mozione il parere resta contrario". Augello ha  riformulato la mozione che è stata quindi approvata escludendo il punto 2. Questo invitava l'esecutivo a individuare e sospendere le gare per le quali i vertici della Consip erano stati oggetto di "altre richieste di favori".

L'inchiesta Consip 

L'indagine, partita dalla Procura di Napoli e poi trasferita nella Capitale per competenza, riguarda un appalto del 2014 per un valore complessivo di 2,7 miliardi di euro. I magistrati indagano su una presunta mazzetta da 100.000 euro che sarebbe andata a un dirigente Consip.

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