Comunali 2017: per l'Antimafia tre incandidabili nelle liste

Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare antimafia (Fotogramma)
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La Commissione parlamentare guidata da Rosy Bindi ha indicato Vincenza Mogavero (Bagnara Calabra), Simone Picchiotti (Castelnuovo di Porto) e Mario Arena (Monte Sant'Angelo). Ma i casi sospetti sono molti di più

La Commissione parlamentare antimafia ha individuato tre “incandidabili” nelle liste che concorrono alle prossime elezioni amministrative. Sono Vincenza Mogavero, candidato a Bagnara Calabra (provincia di Reggio Calabria); Simone Picchiotti a Castelnuovo di Porto (Roma) e Mario Arena a Monte Sant'Angelo (Foggia).

Chi sono i tre incandidabili

Vincenza Mogavero figura nella lista civica "Per Bagnara", a supporto del candidato sindaco Massimo Zoccali. È condannata con sentenza definitiva per il reato di intestazione fittizia di beni, aggravata dal metodo mafioso. Il caso è stato rilevato oltre i termini necessari per bloccare la candidabilità. Mogavero potrà quindi essere votata, ma sarà dichiarata, a urne chiuse, ineleggibile. Per questo motivo, la Commissione Antimafia ha definito le elezioni comunali di Bagnara “viziate dalla presenza di una candidata che candidata non doveva essere”.

Nel comune di Castelnuovo di Porto, pesa su Simone Picchiotti (lista "insieme per Carla Glori sindaco") una sentenza definitiva per violazione dell'articolo 73 sulla legge sugli stupefacenti. Il Tar lo aveva dichiarato candidabile ma il Consiglio di Stato ha dato ragione alla Prefettura. La sentenza che sancisce la sua incandidabilità è però arrivata oltre le 48 ore che la commissione elettorale ha a disposizione per valutare le autocertificazioni dei candidati. Per una questione formale, quindi, Picchiotti sarà votabile.

Mario Arena (a Monte Sant'Angelo nella lista civica "Verso il futuro" a sostegno del candidato sindaco Donato Troiano), infine, ha una condanna definitiva a due anni e due mesi per violazione dell'articolo 7 della legge sugli stupefacenti.

I 10 comuni sotto osservazione

La Commissione Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ha esaminato dieci comuni in cinque regioni (Calabria, Lazio, Puglia, Sicilia e Campania): sono quelli sciolti per mafia o per i quali sono state istituite commissioni d'accesso per verificare infiltrazioni: Arzano (Napoli), Bovalino (Reggio Calabria), Giardinello (Palermo), Monte Sant'Angelo (Foggia), Bagnara Calabra (Reggio Calabria), Torre Annunziata (Napoli), Castelnuovo di Porto (Roma) e Campo Calabro (Reggio Calabria).

La Commissione ha indicato, oltre ai tre incandidabili, anche altri casi sensibili. Nel comune di Bagnara, 16 candidati su 44 “sono stati segnalati per diversi reati e 4 componenti della precedente amministrazione si sono ricandidati, anche se facevano parte di quella sciolta". A Bovalino, solo 16 candidati su 36 non hanno avuto vicissitudini con la giustizia. A Campocalabro – scrive la Commissione – “non può non destare allarme” la presenza di “candidati che hanno fatto parte di amministrazioni sciolte” o sono “parenti di esponenti mafiosi locali”.

Nel comune di Cirò sono in corso ulteriori approfondimenti, che potrebbero far emerere “casi di incandidabilià successivi”. Arzano torna alle urne dopo due anni di commissariamento. Ma nelle liste figurano cinque tra ex assessori ed ex consiglieri delle due amministrazione precedenti, sciolte per mafia. A Torre Annunziata il numero di candidati legati a vecchie amministrazioni sono 19. A Monte Sant'Angelo, primo comune sciolto per mafia in provincia di Foggia, nelle liste c'è l'ex vicesindaco. A Giardinello, a ripresentarsi è il sindaco dell'amministrazione azzerata per infiltrazioni nel 2007.

Il commento di Rosy Bindi

“Ancora una volta”, ha affermato la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi, il lavoro svolto sulle liste “ci fa sottolineare quanto contenuto nella nostra relazione del 27 aprile 2016, quando abbiamo sollecitato la necessità di maggiore trasparenza, informatizzazione e la possibilità di accedere al certificato dei carichi pendenti che deve essere centralizzato e dar vita ad un archivio nazionale al quale accedere”. 

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