Dopo la scissione Pd, le tappe verso le primarie (e i nuovi gruppi)

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La rottura dentro il Partito Democratico è cosa fatta. Gli scissionisti, capeggiati da Bersani, D'Alema, Speranza e Rossi, dovrebbero formare gruppi parlamentari autonomi già entro la settimana. A marzo, poi, la presentazione del nuovo soggetto politico. Per le primarie dem, che potrebbero tenersi il 7 maggio, sembra una sfida a tre: Renzi, Emiliano e Orlando

La scissione è ormai compiuta. La rottura dentro il Pd si consuma senza neppure guardarsi in faccia. I bersaniani, infatti, non partecipano alla Direzione e annunciano con Roberto Speranza di essere al lavoro “per un nuovo soggetto di centrosinistra”. Matteo Renzi, invece, vola in California "per imparare da chi è più bravo”, convinto che "peggio delle scissioni ci sono solo i ricatti". Chi, dopo varie titubanze, decide di restare nel Partito Democratico è Michele Emiliano (LA SCHEDA): “Il Pd è casa mia e nessuno può cacciarmi”, dice prendendo una strada diversa rispetto alla minoranza e candidandosi alla segreteria contro il leader dimissionario . Al Congresso, quindi, si prospetta una corsa a tre, se il ministro Orlando scioglierà le sue riserve. Da lontano, intanto, osserva tutto Romano Prodi, che parla si “suicidio politico”.

Scissione compiuta - D’ora in poi, quindi, il Pd cambierà volto. Anche se il numero degli addii in realtà sembra inferiore a quello prospettato nei giorni scorsi. Pierluigi Bersani, ex segretario del partito e storico protagonista della sinistra di governo, ha annunciato che non rinnoverà la tessera. I suoi, che hanno fatto sapere di non capire la scelta di Emiliano di “candidarsi nel Pdr”, il partito di Renzi, formeranno gruppi autonomi sia alla Camera sia al Senato già entro la settimana. Poi gli scissionisti inizieranno a lavorare per costruire un nuovo soggetto politico. Accanto a Bersani, c’è anche D’Alema. Che in un’intervista ha spiegato che la leadership della nuova iniziativa “non può essere né di D'Alema né di Bersani. Noi ci saremo”, ma “in questo momento i leader naturali sono Enrico Rossi e Roberto Speranza".

Nuove alleanze - Il via al processo della scissione è arrivato proprio, nella serata di martedì, nell’ufficio di Speranza. Oltre a Speranza, Bersani, D’Alema e Rossi lasciano il Pd anche tra i 12 e i 15 senatori e una ventina di deputati (quindi non tutti i bersaniani lasceranno il Pd). Le loro strade s’incroceranno con quelle di una pattuglia di ex Sel. Si proveranno , poi, a unire le forze con il Campo progressista di Giuliano Pisapia. Intanto, giovedì o venerdì nasceranno i gruppi parlamentari. Che annunciano battaglia su alcuni provvedimenti: garantiscono sostegno al governo ma, soprattutto al Senato, dove il nuovo gruppo sarà determinante, faranno sentire il proprio peso, a partire dai decreti attuativi della scuola. Quanto al nome dei gruppi, la discussione sarebbe ancora aperta. Rossi vuole che ci sia la parola "Socialisti", altri caldeggiano "Sinistra" o "Progressisti", ma c'è anche chi preferisce “aggettivare” il nome con una formula come "Uguaglianza e libertà". A marzo, poi, si terrà il primo evento politico del nuovo soggetto: un movimento, non un partito, almeno nella prima fase. Perché l'obiettivo è aggregare il centrosinistra e attrarre gli elettori delusi dal Pd di Renzi, ma anche da M5s.

Le tappe del Pd verso le primarie - Nell'altro campo, quello del Pd, gli occhi sono ora puntati sul Guardasigilli Andrea Orlando, che non ha ancora sciolto la riserva e non ha fatto sapere se correrà contro Emiliano e Renzi per la poltrona di segretario del partito. La data più probabile per le primarie dovrebbe essere il 7 maggio. A deciderla sarà la commissione per le regole del Congresso, eletta ieri dalla Direzione del partito. Dato che il percorso congressuale si è aperto con le dimissioni di Renzi, è dall’assemblea del 19 febbraio che si devono iniziare a calcolare i quattro mesi entro i quali lo statuto impone di eleggere il nuovo segretario. Termine ultimo è il 19 giugno, ma siccome a giugno ci saranno le Amministrative in un migliaio di comuni, la finestra per il voto va dal 9 aprile al 14 maggio. La commissione eletta dovrà proporre al voto di una successiva Direzione le regole e i tempi delle tre fasi congressuali: la presentazione delle candidature, le votazioni tra gli iscritti, le primarie aperte. Per essere accolte, le candidature a segretario devono essere sottoscritte da almeno il 10 per cento dei componenti dell'assemblea uscente o da 1.500-2.000 di cinque diverse regioni. Poi si svolge la fase di confronto nei circoli, che si chiude con la convenzione nazionale: vengono ammessi alle primarie i tre candidati che abbiano ottenuto più voti tra gli iscritti (con una soglia minima del 5%) e comunque tutti i candidati che abbiano ottenuto più del 15 per cento. Il segretario, infine, viene scelto tra i tre o più candidati ammessi alle primarie, che sono aperte alla partecipazione di tutti gli elettori. Renzi, che correrà per il secondo mandato da segretario, ha già fissato dal 10 al 12 marzo al Lingotto di Torino l'incontro della sua mozione congressuale.

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