Assemblea nazionale Pd, partito a un passo dalla scissione

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La minoranza, riunita sabato, chiede il congresso in autunno e le elezioni nel 2018. Guerini: "I loro ultimatum sno irricevibili". Intanto i bersaniani si contano alla Camera e al Senato per la creazionbe di eventuali nuovi gruppi

Il punto di non ritorno è a un passo: a dieci anni dalla nascita, la scissione del Partito democratico potrebbe essere sancita oggi. La vigilia dell'assemblea convocata da Matteo Renzi per aprire il congresso, ha registrato distanze immutate tra maggioranza e minoranza e un'escalation nei toni. I tre candidati alla segreteria della minoranza, Roberto Speranza, Michele Emiliano ed Enrico Rossi, in una manifestazione unitaria con in platea Pier Luigi Bersani e Massimo D'Alema (foto), hanno attaccato Renzi tenendo il punto sulle loro richieste: conferenza programmatica, congresso in autunno e garanzia di durata del governo Gentiloni fino al 2018. Ma il vicesegretario Lorenzo Guerini risponde a muso duro: "Gli ultimatum non sono ricevibili". E il presidente Matteo Orfini avverte: "Sarebbe la scissione a mettere a rischio il governo".

 

L'irritazione dei Renziani, la mediazione di Franceschini - Renzi replicherà oggi, con l'intervento in assemblea. Ma i toni e i contenuti dei discorsi della minoranza hanno fatto insorgere i  suoi. Ernesto Carbone punzecchia i "121 del teatro Vittoria" (riferimento a D'Alema e alla Banca 121) e dice che neanche a Pontida o tra i Cinque stelle si sente "tanto odio" verso Renzi. "Alla mano tesa del segretario solo insulti e intolleranza", dice David Ermini. Dario Franceschini lancia un ultimo appello: "Il Pd non è proprietà di capi in lite, i margini di trattativa ci sono. Fermiamoci. O la scissione sarà colpa di tutti". Orfini propone come mediazione "una profonda discussione programmatica nelle federazioni" prima del congresso da tenere in primavera. Alla minoranza non basta. "Alcuni hanno già deciso di uscire, è stucchevole il gioco del cerino", attacca Orfini. Ma la sinistra replica: "Se si rompe la responsabilità è di Renzi". 

 

I tentativi di costruzione a sinistra - Se si dovesse arrivare allo strappo il progetto della minoranza prevede la creazione di nuovi gruppi parlamentari e la nascita di un movimento in vista della costituente di un partito. Si guarda a un percorso di "ricomposizione del centrosinistra" che si annuncia articolato. A partire dal lavoro necessario per tessere la tela con Campo progressista di Pisapia e Sinistra italiana di Vendola, in cui sabato si è consumata una mini-scissione con l'addio di Arturo Scotto e nella quale Emiliano è stato accolto con calore dalla platea del congresso.

 

Gli eventuali numeri del nuovo soggetto politico - Al Senato intanto la minoranza Pd ha preso informazioni presso gli uffici per la formazione di un gruppo. Hanno anche verificato quanti funzionari gli spetterebbero. I numeri i bersaniani li avrebbero sia alla Camera che al Senato (si parla di 40 deputati e 20 senatori ma al dunque le decisioni di ciascuno potrebbero far oscillare l'asticella). La speranza è poi attrarre magari quei parlamentari ex Sel che non aderiranno a Sinistra italiana. Un'altra partita si aprirebbe poi per le questioni patrimoniali nel Pd, sull'eredità che i Ds hanno portato al partito al momento della nascita. Alla kermesse della sinistra Dem non c'era Gianni Cuperlo, che ha votato Sì al referendum e nel Pd dovrebbe restare. Parla però dal palco l'ex cuperliano La Forgia. E ci sono anche gli orlandiani Antonio Misiani ed Elisa Simoni, ma solo da osservatori. Andrea Orlando non intende infatti lasciare il Pd, ma potrebbe essere - osservano dalla sinistra Dem - un interlocutore nel partito. "Non costruiremo un soggetto avversario del Pd ma non aspetteremo altro che ricostruire questa comunita'", dice Emiliano evocando future alleanze.

 

Il ruolo di Giuliano Pisapia - L'ambizione, spiegano i bersaniani, è costruire un soggetto "ulivista", di centro-sinistra. Di qui l'irritazione quando gli organizzatori della kermesse testaccina hanno lanciato in apertura Bandiera rossa. Se si farà un soggetto largo, si potrà fare un soggetto da 10% e magari provare a "recuperare" Enrico Letta. Da subito partirebbe invece il dialogo con Giuliano Pisapia, che Speranza incontrerà lunedì a un evento a Venezia. L'ex sindaco ha chiarito negli ultimi giorni che non intende farsi 'strattonare' da nessuno, ma sarebbe un interlocutore naturale.

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