Assemblea Pd, Emiliano, Rossi e Speranza: "Renzi ha scelto scissione"

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Dopo la chiusura dell'assemblea del partito, parlano i tre leader dell'opposizione interna: "Anche oggi ennesimo generoso tentativo unitario, purtroppo caduto nel nulla. Nemmeno la replica finale. Renzi si è assunto responsabilità gravissima"

Dopo la scelta di Matteo Renzi di dimettersi da segretario del partito, nella sessione mattutina dell'assemblea del Pd, per tutta la giornata si sono susseguite le reazioni (LE FOTO). Da Guglielmo Epifani che ha accusato l'ex premier di aver "tirato dritto", al duro commento di Pierluigi Bersani: "Il segretario ha alzato un muro". Poi, a fine giornata, calato il sipario sull'assemblea, è arrivata la dichiarazione congiunta dei tre leader dell'opposizione interna, Michele Emiliano, Enrico Rossi, Roberto Speranza: "Renzi ha scelto la strada della scissione".

"Anche oggi nei nostri interventi in assemblea c'e' stato un ennesimo generoso tentativo unitario, purtroppo caduto nel nulla. Abbiamo atteso invano un'assunzione delle questioni politiche che erano state poste, non solo da noi, ma anche da esponenti della maggioranza del partito. La replica finale non e' neanche stata fatta. E' ormai chiaro che e' Renzi ad aver scelto la strada della scissione assumendosi cosi' una responsabilita' gravissima".

 

Già nel corso della giornata i vari interventi e dichiarazioni avevano evidenziato una netta polarizzazione delle posizioni all'interno del partito.

Rossi verso l'addio - "Milioni di cittadini hanno abbandonato questo Pd. Noi abbiamo posto lo stesso problema che milioni di cittadini pongono: avvertono il Pd non più come un partito di sinistra", ha ricordato il presidente della Toscana Enrico Rossi che, proprio per via del "muro" alzato da Renzi, ha scelto di percorrere "un'altra strada".

 

Bersani: "Il segretario ha alzato un muro" - Sulla questione si è espresso anche Pierluigi Bersani: "Siamo a un punto certamente delicato. Una parte pensa che si va a sbattere, e con il Pd anche l'Italia. Non diciamo abbiamo ragione per forza, vogliamo mandare a casa Renzi per forza, diciamo che vogliamo poter discutere di una urgente correzione di rotta". Anche per Bersani "il segretario ha alzato un muro" quando "ha detto si va avanti così". Questo "vuol dire fare un congresso cotto e mangiato in tre mesi dove non sarà possibile aprire discussione. Ma c'é ancora la replica da sentire". 

 

Zoggia: "Renzi ha avuto atteggiamento inutilmente muscolare" - Anche da un altro esponente della minoranza dem, Davide Zoggia, sono arrivate critiche a Renzi: "Davanti all'atteggiamento inutilmente muscolare del segretario e ai toni di scherno usati nei confronti di padri fondatori, le conseguenze sono già date". Nasce da qui la scelta di non presentarsi al congresso. E sulla possibilità di una scissione, Zoggia ha aggiunto: "Sarà una scelta non a cuor leggero, non è mai una scelta facile per chi ha militato per tanti anni. Noi stiamo lottando perché questo progetto possa tornare a essere vivo".

 

L'appello di Emiliano a Renzi - "So che cosa è un conflitto vero, le guerre scoppiano anche per equivoci. Oggi siamo ad un passo dal trovare tempi giusti che consentano ai candidati alternativi al segretario uscente di sentirsi dentro la possibilità di portare avanti una sfida dignitosa. Disinneschiamo questo casus belli. Ragioniamo sulla conferenza programmatica", questo l'appello di Michele Emiliano alla maggioranza e a Renzi. "Troviamo una strada condivisibile per tutti, mai detto che il segretario non si deve ricandidare".

 

"No ricatto: per stare in un partito ci vuole rispetto reciproco" - Se il senso di “democraticità” viene meno, per Epifani “è chiaro che in molti si apre una riflessione che porterà ad una scelta. Non è un ricatto, ma per stare in un partito ci vuole rispetto reciproco”. Non gli piace la parola “scissione”, e ribadisce, parlando a nome della minoranza Pd: ”Non l’avrei mai usata”. Arrivati a questo punto, per Epifani, la prima cosa da fare “è dare al governo la possibilità di finire la legislatura".

 

Botta e risposta tra Epifani e Orfini sulle regole per il congresso - Sul congresso, le regole per Epifani “le decide la commissione e non la direzione”. Il riferimento è alla scelta della direzione dello scorso lunedì di avviare il congresso con le regole di quello del 2013. Ma l’obiezione non piace al presidente del Pd, Matteo Orfini, che ha replicato: ”Si è scelto di partire dalle regole del 2013 perché qualcuno aveva avanzato la preoccupazione che le regole si potessero fare a maggioranza”.

 

Cuperlo a Renzi: ”Fermati e rifletti, non è Chicken game” - Gianni Cuperlo è favorevole a “un momento per riflettere” che preceda il congresso. “Al segretario dico di farlo” perché “fino all’ultimo si deve e si può tentare”. Per Cuperlo non si tratta di “una corsa al coniglio” (un chicken game) come nel film “Gioventù bruciata”, dove si corre verso il burrone e vince chi si butta per primo. 

 

Orlando e il tentativo di evitare la scissione e di "fermare i tifosi" - Anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha commentato l’ipotesi di una scissione e ha detto che si stanno facendo degli sforzi per evitarla. “Ci stiamo provando”, il suo commento a margine dell’assemblea Pd. Poi, il tentativo di mediare:"Siamo in grado di fermare i tifosi? Forse non bastano gli appelli all'unità ma sono d'accordo con Pittella: se qualcuno se ne va non è scontato che il Pd resti quello che era". (LE FOTO).

 

Franceschini: "Non dividiamoci oggi" - “Non dividiamoci oggi: se vi alzate da quelle sedie, non importa quanti sarete, ma sarà una ferita per la nostra storia e per un percorso comune che abbiamo il dovere di proseguire insieme”. È questo l’appello lanciato dal ministro della Cultura Dario Franceschini per evitare la scissione.

 

Veltroni alla minoranza: no alla scissione - È contrario alla scissione anche Walter Veltroni che ha voluto intervenire per dire che ritiene “sbagliato quanto sta accadendo”. Poi l’appello “ai compagni e agli amici”: ”Delle loro idee, del loro punto di vista il Pd ha bisogno”.

 

Fassino: "Il Pd è la casa di tutti" - Anche Piero Fassino è salito sul palco da dove ha voluto avvertire i presenti del pericolo che una scissione può comportare. “Ai compagni della minoranza dico che c’è spazio per tutti, il Pd è la casa di tutti”. Per Fassino la scissione è da escludersi: ”Tiriamola via, non usiamola più e lavoriamo a creare condizioni perché il congresso che oggi parte sia un congresso in cui ci misuriamo e discutiamo”. Per Fassino il congresso “ci sarà tra quattro mesi, perché lo statuto vincola”.

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