Jobs Act: via libera a referendum sui voucher, no a quello su art. 18

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La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito sui licenziamenti illegittimi. Via libera invece a quello sui buoni lavoro e a quello sulla responsabilità solidale negli appalti

Il referendum sull'art. 18 non si farà: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito. Il referendum proposto dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore.

Tre quesiti presentati con 3,3 milioni di firme - Tutti e tre i quesiti referendari erano stati presentati dalla Cgil con 3,3 milioni di firme. Le motivazioni della decisione presa oggi dai 'giudici delle leggi' saranno rese note con il deposito delle sentenze - una per ciascuno dei tre quesiti vagliati nella camera di consiglio di oggi, durata circa due ore e mezza - che, secondo quanto prevede la legge, deve avvenire entro il 10 febbraio. 

I dubbi sul quesito - Il referendum sull'articolo 18 era quello che aveva sollevato più dubbi nei giorni scorsi. Una parte dei giudici costituzionali, come l'Avvocatura dello Stato, riteneva infatti il quesito "manipolativo" perché non si limitava ad abrogare una legge ma puntava a riscriverla. 

 

Il Governo difende il Jobs Act - Ora "la battaglia proseguirà", dice Susanna Camusso, leader della Cgil. Il 23 è calendarizzata alla Camera una mozione di Sinistra Italiana che impegna il Governo "ad adottare le opportune iniziative normative". Ma il primo passo è atteso dal governo. Il ministro del Lavoro, Poletti, difende il Jobs Act. Il "no della Consulta al referendum sull'art. 18 è un punto a favore, ma non abbiamo da vantare né vittorie né sconfitte".

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