Bruxelles, M5S torna con Farage. Ma l'Ukip detta le condizioni

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Il Movimento 5 Stelle fa marcia indietro dopo il tentativo fallito di passare con l'Alde. Il leader inglese: “I matrimoni finiscono ma si possono anche ristabilire, sempre se chi ha tradito paga". Grillo: Verhostadt è un meschino

Tutto risolto, o così pare, dopo il tentativo del Movimento5 Stelle di lasciare l’Ukip e approdare al Parlamento europeo nel gruppo liberale ed europeista dell'Alde. Il Movimento rimane nel gruppo Efdd (Europa della Libertà e della Democrazia Diretta) di Nigel Farage.

Ma è un risultato che ai 5 Stelle costa caro. Se da un lato i pentastellati hanno preferito rimanere con Farage - invece che confluire nei 'non iscritti' - per non perdere soldi e incidere nel lavoro del Parlamento europeo, dall'altro lato già pagano lo scotto. Il "perdono" di Farage nei confronti dei 5 Stelle, secondo quanto riferito, è stato legato a condizioni ben precise e gli effetti si vedono subito.

 

Lle condizioni dell'Ukip - Il gruppo Efdd, infatti, ha annunciato via twitter che l'eurodeputato M5S "Fabio Massimo Castaldo non sarà più il candidato Efdd per il vice presidente del Parlamento europeo".

 

 

E non è tutto. Lo stesso Grillo annuncia di aver rinunciato alla carica della co-presidenza che fino ad oggi era stata occupata da David Borrelli". 

 

Del resto, il leader storico dell'Ukip lo aveva preannunciato. “I matrimoni finiscono" ma “si possono anche ristabilire", sempre "se chi ha tradito, paga". Queste le parole che avrebbe pronunciato Nigel Farage nel corso della riunione a Bruxelles del gruppo EFDD. 

 

“Chi ha tradito paga” - "Dopo qualche piccolo cambiamento amministrativo, continueremo il nostro lavoro insieme all'interno del gruppo Efdd", ha detto il fondatore dell'Ukip durante la riunione con gli eurodeputati M5s. Il riferimento implicito sarebbe stato proprio all'eurodeputato M5S David Borrelli, poi sollevato. 

Paletti ben determinati, dunque, quelli imposti da Farage che segnano un alto duro colpo al Movimento dopo il brusco altolà ricevuto da parte del gruppo Alde che ha di fatto mandato in fumo i piani di Grillo e ha vanificato il risultato della consultazione on line sul blog del leader del Movimento che con il 78,5% aveva votato sì all’accordo con gli europeisti liberali.

 

Grillo: "Verhostadt meschino". E rilancia referendum sull'Euro - Il leader del Movimento però, con un post sul blog, parla anche di Verhostadt e lo definisce "un meschino che si è piegato a pressioni". Quanto poi alle ricostruzioni della stampa che ieri citavano un documento del 4 gennaio che sanciva l'accordo tra M5S e Alde, spiega che è tutto falso: "Le carte fatte circolare non ci appartengono, non abbiamo firmato nessun contratto, si tratta di un elenco di punti comuni e di contrasto. Dopo i risultati della votazione è scoppiato il caso mediatico. Un intero sistema ha tremato. Verhostadt, che oggi si propone come negoziatore per la Brexit dovrebbe solo vergognarsi".  Nel post sul blog Grillo poi rilancia le "battaglie che abbiamo combattuto continueremo a combattere in Europa, per l'Italia!" e al primo posto pone "un referendum popolare, affinché i cittadini decidano il rimanere o meno dell'Italia all'interno dell'Eurozona".



Strasburgo, i gruppi parlamentari - 
E' stata l'appartenenza al gruppo Efdd (assieme agli euroscettici dell'Ukip di Nigel Farage) che ha finora permesso ai 17 eletti del Movimento 5 Stelle di avere un ruolo importante all'interno delle diverse commissioni parlamentari. Ruolo al quale, da "non iscritti", dovrebbero rinunciare, limitandosi ad un'appartenenza meno attiva alle stesse commissioni, così come ai fondi previsti per la loro partecipazione allo schieramento.

Attualmente i gruppi a Strasburgo sono 8: Ppe (Popolari, 217 deputati), S&D (Socialdemocratici, 189), Ecr (Conservatori, 74), Alde (Liberali, 68), Gue (Sinistra, 52), Verdi (50), Efdd (Euroscettici, 44), ENL (Nazionalisti, 39). I "non iscritti", al momento, sono 18, di cui uno solo italiano (Renato Soru)

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