Terrorismo, Gentiloni: "Rischio radicalizzazione da carceri e web"

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Conferenza stampa del presidente del consiglio insieme al ministro dell'Interni sull'estremismo islamico nel nostro Paese: "Fenonemo jihadista in Italia molto minore rispetto ad altri paesi"

Riguardo all'estremismo islamico "esiste una specificità italiana, le dimensioni numeriche della radicalizzazione sono minori che in altri paesi". Ad affermarlo è il presidente del Consiglio Gentiloni nel corso della conferenza stampa insieme al ministro dell'Interno Minniti al termine del incontro con la Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell'estremismo jihadista.

 

Percorsi radicalizzazione sono carceri e web - Gentiloni però osserva anche come "il fatto di avere un numero minore di radicalizzati o di foreign fighters non deve portarci a sottovalutare il fenomeno e la necessità di capirlo". Il premier ha sottolineato anche come la maggior parte di questi percorsi di radicalizzazione avviene solamente attraverso due canali: nelle carceri e sul web. "Lavorare su questi due canali è uno dei compiti principali dell'attività di prevenzione" ha spiegato, aggiungendo che l'Italia è "un paese molto attrezzato sul terreno della sicurezza e che sta facendo un grande sforzo sul terreno del contrasto". 

 

Gentiloni: "Sbagliato paragonare migrazione e terrorismo" - Importante, ha poi spiegato Gentiloni, "impegnarsi anche in un'attività di medio termine insieme alle comunità islamiche presenti in Italia" per contrastare i fenomeni di radicalizzazione. Sbagliato inoltre "fare equazioni improprie tra fenomeni migratori e minaccia terroristica, anche se - aggiunge - la vigilanza deve essere massima". "Abbiamo bisogno - ha concluso - di prevenzione e di politiche migratorie sempre più efficaci, che sappiano coniugare l'attitudine di accoglienza e umanità con la capacità di avere politiche rigorose ed efficacie nei rimpatri". 

 

Radicalizzazione in aumento tra donne e minori - Lorenzo Vidoni, che guida la Commissione sulla radicalizzazione, illustrando i risultati del lavoro di studio, ha confermato i numeri spiegati da Gentiloni. Gli jihadisti provenienti dall'Italia, ha spiegato, "sono poco più di 100", un numero inferiore rispetto a quello registrato in altri Paesi europei. Nei fenomeni di radicalizzazione, spiega Vidoni, "l'Italia è 5-10 anni indietro rispetto ad altri Paesi europei, vediamo ora in Italia le tendenze che in altri Paesi vedevamo 5-10 anni fa. Anche in Italia si vede un lieve aumento". A crescere, avverte Vidoni, "è il numero di donne e di minori che si radicalizzano".
 

Minniti: "Prevenzione sul web non può essere limitata a un solo paese" - Sul proselitismo in rete è poi intervenuto anche il ministro dell'Interno Minniti, secondo cui "c'è un problema che riguarda il web ed è quello che io chiamo il malware del terrore", contro il quale serve una battaglia che "non può essere limitata ad un singolo paese". Il responsabile del Viminale ha aggiunto che per bloccare i processi di radicalizzazione occorre "costruire rete protettiva", che "deve essere il frutto di una cooperazione internazionale tra governi e grandi provider". "Il fenomeno della radicalizzazione - ha ricordato - è per sua natura in evoluzione, non può essere 'fotografato' perché le sue forme cambiano in modo molto significativo e in tempi molto rapidi". 

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