Assemblea Pd, Renzi: referendum straperso. E rilancia il "Mattarellum"

1' di lettura

Il segretario ed ex premier fa una lunga analisi della sconfitta del 4 dicembre. Il Congresso di partito "si farà nei tempi, no a resa dei conti". Poi, attacca il M5S, che definisce un “partito azienda”

"Non abbiamo perso. Abbiamo straperso". Sono le prime parole che Matteo Renzi pronuncia dall’Hotel Ergife di Roma davanti all’assemblea del Pd, la prima convocata dopo le sue dimissioni da premier. "Ho perso" dice nella relazione - approvata con 481 voti favorevoli, 2 contrari e 10 astenuti - ed è da questo assunto che il segretario vuole “ripartire”, come dimostra la grande scritta tricolore che compare alle sue spalle. "Per un attimo ho pensato di mollare" ammette, ma "ci si può dimettere da premier, non da cittadino". Ripartire, quindi, dal Pd, che "non è un club di correnti", con un Congresso che "avverrà nei tempi previsti e senza rese dei conti" ("siamo in fase zen" dice), e dalla legge elettorale per le prossime elezioni. 

 


 

Ripartire dal "Mattarellum" - Renzi fa infatti la sua proposta: "La riforma della legge a firma Mattarella è fatta di un solo articolo: se le altre forze politiche vogliono dire di sì lo devono dire". E precisa: "Lo chiedo formalmente a Forza Italia e ai nostri alleati centristi, alla Lega Nord, alla Sinistra che si sta riorganizzando e lo chiedo al Movimento Cinque Stelle, che è passato dal dire che l'Italicum è fascista al proporre di andare a votare con l'Italiacum. O è confessione o è confusione", aggiunge. 

 

"Le riforme non puzzano" -  Rivendica poi le riforme portate a termine dal governo, che "non puzzano (con riferimento a delle dichiarazioni di D'Alema, ndr), resteranno e segnano la grandezza del partito democratico e di tutti noi". Una su tutte, quella sulle unioni civili, perché "se due ragazzi si amano e, indipendentemente dall'orientamento sessuale, ora possono vivere insieme è grazie a una riforma del Pd".

 

Analisi della sconfitta -  Procede poi con una "dura e spietata", così la definisce, analisi su quanto accaduto con il referendum costituzionale. L'errore principe è stata la scelta di personalizzare l'appuntamento con le urne. Assieme a questo, però, cita il risultato del 41% come base politica dalla quale ricominciare a ragionare. E individua le principali categorie che hanno segnato la sconfitta del 4 dicembre.

 

I 40enni - "Siamo stati sconfitti in casa, tra i 40enni. Abbiamo perso l'andata in casa e i gol presi in casa valgono  doppio. Non siamo riusciti a prendere questa generazione come avremmo  voluto sul referendum" dice Renzi. 

 

Il Sud - "Abbiamo perso al Sud" ammette. "Aver messo tutte quelle risorse senza essere riusciti a coinvolgere nel modo giusto le persone è stato un errore. Il Cipe ci fa ricostruire una strada, il Ponte una speranza".

 

Le periferie - "Abbiamo perso nelle periferie - continua il segretario - E nelle periferie c'è anche il ceto medio. Non si tratta di ricchi o poveri. E' una parte del paese più a rischio di populismo. Non è un problema di casta ma l'assenza di un senso di comunità, che si sfalda e ha creato disaffezione e distanza rispetto alla politica tradizionale”.

 

Il web - E infine il web. "Abbiamo perso anche sul web, abbiamo lasciato il web a chi diffonde falsità" afferma lanciando la stoccata al M5S. Al quale dice: "Agli amici del Movimento proporremo questo patto: smettete di dire bufale sul Web e noi non diremo la verità su di voi, e cioè che siete una azienda privata che firma contratti con gli amministratori". 

 

 

"Il punto vero – dice ancora Renzi  – è che la nostra efficienza è stata minore della nostra empatia. Abbiamo fatto bene le slide, ma non abbiamo ascoltato il dolore di chi non ce la faceva”.

 

Minoranza Pd, Speranza candidato -  Il segretario del partito si toglie anche qualche sassolino: "Sentir dire che con me si rischia la deriva autoritaria mi ha fatto male. Pensare che anche nel mio partito festeggiavano le mie dimissioni ha ferito il senso di comunità di questo partito". La sinistra dem intanto ha affilato le armi. Roberto Speranza ha deciso di scendere in campo e di candidarsi alla segreteria in una sfida che lui stesso preannuncia sarà come “Davide contro Golia”. Contro di lui però, dal palco dell'Ergife durante l'assemblea Pd, si scaglia Roberto Giachetti. E Renzi, per reazione, si mette le mani nei capelli: VIDEO 

 

 

 

Leggi tutto