Referendum e crisi di Governo: cosa ci aspetta nei prossimi giorni

1' di lettura

Con la vittoria del "No" e le dimissioni di Matteo Renzi, la palla passa ora al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Che dovrà decidere se ridare l'incarico al premier dimissionario, indicare un'altra personalità o andare a elezioni anticipate. Tutto, però, dovrebbe passare per un'eventuale nuova legge elettorale

E adesso? Dopo la vittoria del "no"  al referendum costituzionale, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato l'intenzione di dimettersi in una conferenza stampa tenuta nella Sala dei Galeoni di Palazzo Chigi. Ecco ora le prossime tappe che il Paese si prepara ad affrontare.

 

Mattarella: clima politica sia di rispetto - Come annunciato nel suo discorso, Matteo Renzi si è recato al Quirinale per un colloquio con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e rimettere il mandato. Al termine del colloquio il Quirinale ha emesso una nota ricordando gli impegni e le scadenze che attendono a breve il Paese. "L'alta affluenza al voto è la testimonianza di una democrazia solida. Ora ci sono impegni e scadenze da rispettare", ha detto il presidente. E ancora: "Il clima politico sia improntato al rispetto reciproco".

 

Il ruolo del Pd - Il Partito democratico ha ancora la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera, mentre al Senato la raggiunge assieme ai centristi di Area popolare (che comprende Ncd e Udc): saranno loro a decidere se sostenere un eventuale altro Governo Renzi. Tuttavia, dalle parole del Presidente del Consiglio, le sue dimissioni sembrerebbero irrevocabili. In questo caso il Presidente della Repubblica avvierebbe le consultazioni con tutte le forze politiche e sociali per affidare l'incarico di formare un nuovo Governo a un'altra personalità, in grado di ottenere la fiducia da entrambi i rami del Parlamento. Altrimenti, come chiedono le opposizioni, si andrebbe a elezioni anticipate.

 

L'approvazione della Legge di stabilità - Nel suo discorso Renzi ha garantito all'Italia l'approvazione di quella che ha definito "una buona Legge di stabilità", che ha già avuto il sì della Camera e che ora dovrebbe passare in seconda lettura al Senato. Il Presidente della Repubblica, infatti, con molta probabilità accetterà le dimissioni del premier e gli chiederà di restare in carica, da dimissionario, per occuparsi degli "affari correnti" fino alla formazione di un eventuale nuovo Governo o delle elezioni anticipate. Il nodo cruciale è però quello della legge elettorale.

 

Il nodo della legge elettorale - Al momento le leggi che disciplinano il voto politico sono l"Italicum" per la Camera e il "Consultellum" per il Senato. L'Italicum (che però dovrà essere esaminato dalla Corte Costituzionale dopo la sentenza del Tribunale di Messina) potrebbe essere dichiarato incostituzionale e, in caso di nuove elezioni, si voterà seguendo le regole del Consultellum, ossia la Legge Calderoli modificata dalla sentenza numero 1 del 2014 della Corte Costituzionale, che aveva annullato sia il premio di maggioranza, sia le lunghe liste bloccate senza preferenze. In altre parole, si tratterebbe di un proporzionale puro molto simile a quello in vigore durante la Prima Repubblica, che ben difficilmente porterebbe alla creazione di una maggioranza chiara, visto che per raggiungerla il partito o la coalizione più votata dovrebbe superare il 50% dei suffragi. Uno scenario che si riproporrebbe anche se la Consulta dovesse "promuovere" l'Italicum, visto che il Consultellum resterebbe valido per il Senato, che la riforma appena respinta dal referendum intendeva svincolare dal rapporto di fiducia con il Governo.
Ora potrebbe essere però il Parlamento a decidere sull'eventuale creazione di una nuova legge che disciplini l'elezione di entrambe le camere. Per questo, però, servirebbe un "Governo di scopo", ossia un Esecutivo in grado di portare a termine questo compito e di sbrigare gli affari correnti in vista delle prossime elezioni.   

IL LIVEBLOG

Leggi tutto