Dopo il referendum nel Pd è l'ora della resa dei conti

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Dopo la vittoria del No e il passo indietro del premier Renzi, la minoranza esulta: "Eravamo nel giusto". La delusione di Boschi: "Avevo immaginato un altro risveglio". Boccia chiede il Congresso subito. Slitta a mercoledì la Direzione del partito

C’è chi piange e chi esulta. Dopo il risultato del referendum costituzionale, che ha sancito la vittoria del No (LIVEBLOG - SPECIALE - MAPPA DEL VOTO), e l’annuncio delle dimissioni del premier Matteo Renzi, sono diverse le reazioni all’interno del Pd. Tra i dem, ora, è il momento della resa dei conti. La Direzione del partito, però, in un primo momento annunciata per martedì, slitta di 24 ore.

 

Slitta la Direzione del Pd - L'appuntamento è infatti stato riprogrammato a mercoledì 7 dicembre alle ore 15. La riunione servirà ad analizzare la situazione politica dopo il voto, che ha segnato una dura sconfitta per Renzi, che è anche segretario del Pd, e il suo governo. Oggi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti ha detto in un tweet che il partito deve ripartire dal 40% raccolto dal sì, dopo il 40% preso dal Pd alle elezioni europee del 2014.

 

   

In ogni caso la domanda che in molti si pongono è se Renzi farà un passo indietro anche come segretario dei democratici.

 


Esulta la minoranza Pd - “Non mi pare che abbia parlato in alcun modo di dimettersi da segretario. Bisogna lavorare per ricostruire l'unità del Pd, ma su basi nuove”, commenta Massimo D’Alema, sostenitore del No. E alla domanda “Chi ha vinto?”, risponde: “Ha vinto il popolo italiano perché ha ristabilito il principio che la Costituzione non può essere alla mercé della maggioranza del momento”. Esultano per la vittoria del No anche altri esponenti del partito. Come Roberto Speranza, che guida l'area di minoranza Pd Sinistra riformista: “Il risultato dimostra che eravamo nel giusto a difendere le convinzioni nostre e di molti militanti e cittadini del centrosinistra”. E a Repubblica aggiunge: “Ho sempre pensato che il doppio incarico sia sbagliato. Tuttavia nessuno di noi ha mai chiesto le dimissioni di Renzi da segretario del Pd”.

La delusione di Boschi - Toni diversi, invece, per altri membri del partito. Nervosismo, delusione, rabbia hanno accompagnato la conta dei Sì e dei No. Qualcuno, quando ormai la sconfitta era sicura, si sarebbe anche lasciato andare alle lacrime. Lo racconta il Corriere della Sera, secondo cui a scoppiare sarebbe stata Maria Elena Boschi. La ministra, poi, ha lasciato il suo commento su Facebook: “Peccato. Avevamo immaginato un altro risveglio”.


Boccia chiede Congresso subito - C’è, poi, chi chiede la testa del premier. È Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera. “Bisogna andare al Congresso del Pd già a gennaio 2017 con Renzi dimissionario”, dice. Più cauto Stefano Pedica: “A Renzi va dato atto di essersi battuto da solo contro tutti, con una forza che gli rende onore. Ci ha dato un grande esempio e a lui dobbiamo dire grazie per la passione con cui ha cercato di cambiare il nostro Paese”. A gettare acqua sul fuoco ci pensa Giorgio Merlo, di Sinistra Dem: “Adesso è il momento della mediazione e della 'ricostruzione'. Almeno per il Pd e per il centrosinistra”. Sulla stessa linea il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, che è candidato alla segreteria del partito: “Il Pd esce da questo scontro con molte ferite. Alcune potevano essere evitate. Molte si possono e si devono curare”. E il sindaco di Firenze, Dario Nardella, aggiunge: “Ripartiremo da 13,5 milioni di italiani che hanno detto Sì e lo faremo con grande responsabilità”.

Le altre reazioni – Ma in tanti, nel partito, non hanno nascosto la delusione per il risultato del referendum. “È una sconfitta senza mezzi termini”, dice il senatore del Pd Andrea Marcucci. “Non nascondo la mia tristezza, ma il nostro impegno per l'Italia resterà comunque altissimo”, aggiunge la vicesegretaria del Pd Debora Serracchiani. “L’Italia ha perso una grande occasione”, dichiara la senatrice Laura Puppato.

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