Referendum, la parità di genere nella riforma costituzionale

1' di lettura

Cosa prevede la riforma costituzionale

Anche la parità di genere è un tema contenuto nella riforma costituzionale oggetto del referendum confermativo del 4 dicembre. Il Disegno di legge sottoposto ai cittadini, in particolare, prevede alcune disposizioni volte a promuovere la presenza delle donne in Parlamento e nelle istituzioni regionali. Ecco quali.

Cosa dice la riforma - Il Disegno di legge Boschi affronta il tema della parità di genere in due articoli. In caso di vittoria del Sì al referendum, l’articolo 55 della Costituzione reciterà: “Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”. L’articolo 122 riguarda invece la parità di genere nelle Regioni: il nuovo articolo 122 prevede una “legge della Repubblica” che “stabilisce altresì i princìpi fondamentali per promuovere l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”, a cui si devono ispirare le leggi regionali per l'elezione dei Consigli e l'insediamento delle Giunte.

L’intento della riforma si richiama al principio enunciato nell’articolo 3 della Costituzione, che stabilisce l'uguaglianza formale e sostanziale di tutti i cittadini, senza distinzione di sesso.

 

 

La parità di genere nella politica italiana - Attualmente il Parlamento italiano è composto da donne per circa un terzo: le deputate della Camera sono circa il 31% del totale, mentre le senatrici sono il 29%. Un dato superiore al 19% delle legislatura precedente, ma comunque più basso rispetto ad altri Paesi europei, visto che l’Italia è al decimo posto nella classifica Ue per presenza femminile (ai primi posti Svezia e Finlandia).

Un divario storico, se si pensa che tra i 556 deputati chiamati a redigere la Costituzione repubblicana nel 1946 c’erano solo 21 donne, pari al 4% del totale.

 

Passi in avanti - Negli ultimi anni, c'è stata un'accelerazione per promuovere la partecipazione femminile. La Legge numero 215 del 2012 ha introdotto la “quota di lista”: nelle liste per l’elezione di Consigli comunali, ciascun genere non può essere rappresentato in misura superiore ai due terzi. La stessa legge ha introdotto la “doppia preferenza di genere” ossia la possibilità, per l’elettore, di esprimere due preferenze sulla scheda elettorale a patto che i candidati siano di sessi diversi.

 

Leggi tutto