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In caso di vittoria del sì il prossimo 4 dicembre, le consultazioni referendarie subiranno modifiche sostanziali. Si abbasserà il quorum, ma aumenterà il numero di firme necessarie.

La riforma costituzionale per la quale andremo a votare il prossimo 4 dicembre (LO SPECIALE) introduce delle novità che – in caso di vittoria del sì – modificheranno drasticamente l’istituto del referendum. Soprattutto per quanto riguarda le possibilità di successo di una consultazione referendaria. Vediamo quali sono.

 

Quorum più accessibile - Innanzi tutto il quorum, attualmente al 50% + 1 degli aventi diritto. Una soglia giudicata da molti costituzionalisti troppo alta. Il numero di votanti necessario perché il referendum non fallisca – scoglio contro cui si sono infranti non pochi referendum in passato, da ultimo quello sulle trivelle – scenderà sensibilmente: dal 50% più uno degli aventi diritto al 50% più uno del numero di elettori che hanno votato alle ultime elezioni politiche.

 

Un esempio: il referendum sulle trivelle - Se il quorum “ribassato” fosse stato in vigore in occasione del referendum sulle trivelle, sarebbero stati necessari “solo” 18 milioni di votanti circa, anziché 25 milioni e rotti. Si abbasserà il quorum, dunque, ma in compenso aumenterà il numero di firme necessarie per indire il referendum: da 500.000 a 800.000. Il quorum resta invariato se la proposta di referendum arriva da 500mila elettori, come avviene oggi, oppure se a sottoscriverla sono 5 consigli regionali.

 

Nasce il referendum propositivo - Non è questa l’unica novità: nasce il referendum propositivo o di indirizzo (dunque non più soltanto abrogativo), ossia una consultazione tramite la quale gli elettori chiedono al Parlamento di prendere posizione su un determinato argomento. Uno strumento finora utilizzato solo due volte in Italia, tramite leggi costituzionali ad hoc: nel 1948e nel 1989. Quali forme potrà prendere questo nuovo istituto? La sua disciplina è rinviata a una successiva legge costituzionale.

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