Referendum, i poteri del nuovo Senato

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La riforma costituzionale – se approvata – manderà in soffitta il bicameralismo paritario. Il nuovo Senato delle autonomie sarà soprattutto la “voce” dei territori e degli enti locali

ll nuovo Senato è il cuore della riforma oggetto del prossimo referendum (LO SPECIALE). Se passerà il sì, il bicameralismo non sarà eliminato del tutto, ma Palazzo Madama non avrà più gli stessi poteri della Camera: non darà più la fiducia al governo, avrà competenza su un ventaglio di materie ridotto e potrà dire la sua soprattutto per tutelare le istanze dei territori, un po' come avviene in Germania col Bundesrat.

 

La formazione delle leggi – Il nuovo Senato delle autonomie, costituito da 100 membri al posto dei 315 attuali, potrà esercitare una sorta di potere di richiamo su tutti i testi di legge approvati dalla Camera dei Deputati, con possibilità di emendarli su richiesta di un terzo dei suoi componenti. Montecitorio, a quel punto, potrà accogliere le modifiche del Senato o invece ignorarle. Ma con un paletto: le leggi emendate a maggioranza dal Senato potranno essere respinte dalla Camera solo a maggioranza.

 

Bicameralismo perfetto: in quali casi? – Per il suo ruolo di raccordo tra ramo legislativo ed enti locali, i soli casi in cui rimarrà in vigore il bicameralismo paritario sono le leggi di sistema o di rango costituzionale e quelle relative alle funzioni fondamentali di città metropolitane, Comuni e Regioni; infine, il nuovo Senato avrà compiti vincolanti anche per ciò che concerne le direttive Ue che coinvolgono le regioni.

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