M5S, firme irregolari: 4 indagati a Bologna, 10 a Palermo

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Sotto indagine nella città emiliana anche il vicepresidente del Consiglio comunale e un suo collaboratore. L'inchiesta segue quella del capoluogo siciliano, dove sono partiti i primi inviti a comparire davanti ai pm

Dopo Palermo, Bologna. Anche nella città emiliana ci sono quattro indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme del Movimento 5 Stelle. I fatti risalgono alle regionali del 2014 e il fascicolo è stato aperto dopo l'esposto di due militanti del movimento. Il caso di Bologna si aggiunge a quello di Palermo dove sono dieci gli indagati per le firme false per la presentazione delle liste alle comunali del 2012. 

 

"Chi sbaglia va via" - Sul tema è intervenuto un post ufficiale a firma del M5S dopo che Beppe Grillo aveva già invitato gli indagati a autosospendersi. "Nel Movimento chi sbaglia va via, senza sconti. Siamo gli unici a farlo. Negli altri partiti, su tutti il Pd, l'abbruttimento, le falsità, le condanne, gli sprechi di denaro pubblico sono la chiave per fare carriera politica". 

 

Indagato anche vicepresidente Consiglio comunale Piazza - Tra gli indagati bolognesi c'è anche Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale. L'indagine riguarderebbe una violazione del Testo unico 570 del 1960 e Piazza sarebbe coinvolto in qualità di "certificatore" con un suo collaboratore e altre due persone. Tra le contestazioni, nel fascicolo del pm Michela Guidi, ci sono quelle di aver autenticato firme non apposte in loro presenza oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità e in mancanza della qualità del pubblico ufficiale.

 

Piazza: "Con avviso di garanzia mi autosospenderò" -  "Qualora la procura confermasse le notizie di stampa e mi arrivasse un avviso di garanzia - afferma Piazza in un post sul sito di Beppe Grillo - mi autosospenderò immediatamente in attesa di chiarire la vicenda. Questa brutta esperienza che sto vivendo, deve essere l'occasione per ribadire la nostra trasparenza e serietà in ogni momento".

 

Il caso di Palermo - A Palermo dove sono dieci gli indagati per le firme false per la presentazione delle liste alle comunali del 2012. Si tratta dei deputati nazionali Riccardo Nuti e Claudia Mannino, i parlamentari regionali siciliani Giorgio Ciaccio e Claudia La Rocca, gli attivisti Samanta Busalacchi, Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso e Francesco Menallo, il cancelliere del tribunale Giovanni Scarpello e un decimo esponente che avrebbe avuto un ruolo minore nella vicenda. Secondo gli inquirenti, alcuni attivisti, dopo aver notato un errore nella trascrizione anagrafica dei dati di un candidato, avrebbero deciso di ricopiare le firme raccolte a supporto della lista in elenchi poi depositati, violenado così il testo unico 570 del 1960. Le firme false sarebbero 1.400 su 1.900 totali.

 

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