Bersani: Pd partito dell'arroganza. Renzi: non caccio nessuno

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L'ex segretario dopo le contestazioni alla kermesse di Firenze contro la minoranza dem: “Preoccupato dall'incrocio tra referendum ed Italicum”

"Noi non cacciamo nessuno". Le parole del presidente del consiglio, Matteo Renzi, arrivano nel pieno della tempesta perfetta che si è abbattuta sul Partito Democratico a 24 ore dalla chiusura della Leopolda. "Noi non facciamo una battaglia contro qualcuno, la facciamo per il futuro dei nostri figli", ha detto nel corso di un incontro della campagna referendaria a Frosinone.


 

Tensioni nel Pd - Quelle urla, "fuori, fuori", che si sono alzate nella navata della stazione Leopolda riecheggiano ancora nelle orecchie della minoranza dem, comprese quelle di Gianni Cuperlo. Pur avendo firmato il documento per le modifiche da apportare all'Italicum, suscitando la netta presa di distanza dei bersaniani, Cuperlo spiega che da Renzi si sarebbe aspettato una "spiegazione da quella stessa tribuna. Perché una simile intolleranza può distruggere una comunità”. E' lo spettro della scissione che si affaccia sul partito. Anche Pierluigi Bersani, che pure aveva spiegato che dal Pd non se ne sarebbe andato nemmeno con l'esercito, cede all'amarezza: "Io dico 'dentro, dentro' ma se il segretario continua a dire 'fuori, fuori', a un certo punto bisognerà rassegnarsi". La linea della sinistra Pd, viene però spiegato, rimane quella del 'remain'.

 

 

Bersani: partito dell'arroganza - L'ex segretario non usa giri di parole nemmeno durante le tappe del tanto discusso tour siciliano a sostegno delle ragioni del No: "Vedo che il Pd prende la piega di un partito che cammina su due gambe: arroganza e sudditanza. Perché a me ha fatto male sentire 'fuori, fuori', ma ha fatto ancora più male, al di là della voce da tifoseria, il silenzio di chi è stato zitto. Chi fa il segretario deve caricarsi della sintesi tra posizioni diverse, perché se accende le micce...". Per Bersani "finché insultano me non ho problemi, ma non si rendono conto che queste affermazioni feriscono tanta nostra gente". Si dice poi preoccupato dall'incrocio tra referendum ed Italicum, “con un governo del capo - sostiene - e parte del Parlamento nominato. Non sto parlando di noccioline”.

 

 

Parole alle quali replica il governo con il sottosegretario Luca Lotti: "Noi abbiamo lavorato per cercare unità, come dimostra anche la vicenda della legge elettorale. Poi se qualcuno vuole fare oggi al Pd ciò che D'Alema e Bertinotti fecero all'Ulivo se ne assumerà la responsabilità”.

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