Referendum: a un mese dal voto, sul web in vantaggio il No

1' di lettura

È quanto emerge da un'analisi di Blogmeter, che ha raccolto oltre 1,6 milioni di messaggi pubblici scritti sul tema da più di 373mila utenti. Il 63,7% di chi si esprime online sarebbe contro la riforma, il 34% per il Sì, 2,4% gli astenuti

A poco meno di un mese dal referendum costituzionale, in programma il 4 dicembre, sul web sarebbe in vantaggio il No. Almeno per ora. È quanto emerge da un’analisi svolta da Blogmeter, azienda italiana che si occupa di social media intelligence. Secondo l’indagine, la maggioranza delle persone che si esprimono online (quasi il 64%) boccia la riforma costituzionale proposta dal premier Matteo Renzi.

In Rete in vantaggio il No – Blogmeter ha indagato sulle “opinioni di voto chiaramente espresse dagli italiani” in oltre 700mila messaggi. Dall’analisi risulta che, tra le persone che sul web hanno parlato del referendum, il 63,7% è orientato a votare No; il 34% ha dichiarato la sua preferenza per il Sì; 2,4% gli astenuti. Nel campo del No, il 70% è uomo e il 30% donna. In quello del Sì, il 73% è uomo e il 27% donna.


Oltre 1,6 milioni i messaggi raccolti sul tema – Oltre a questa indicazione di voto, dalla ricerca emerge anche “una discreta partecipazione degli utenti” alla discussione. La società, dal 24 settembre al 2 novembre, ha infatti raccolto oltre 1,6 milioni di messaggi pubblici lasciati da più di 373mila utenti. Messaggi che hanno generato 8,1 milioni di interazioni sui social media (like, retweet, commenti, visualizzazioni) e 218 milioni di visualizzazioni uniche. Dei messaggi analizzati, spiega Blogmeter, il 56% è stato prodotto su Twitter, il 34% su Facebook, il 6,6% dai siti di notizie, il restante è frammentato tra altre piattaforme. Riguardo alle interazioni generate dai messaggi, il 74% è avvenuto su Facebook, il 12% su Twitter, il 10% su YouTube, il 4% su Instagram.

Salvini e Di Battista leader del No - Matteo Salvini e Alessandro Di Battista, rispettivamente numero uno della Lega Nord e deputato del M5S, sono i leader politici che generano più interazioni per il No. Quelle a favore del Sì, invece, sono “stimolate soprattutto dalla pagina Facebook del Comitato per il Sì e da quella di Matteo Renzi”. “Al momento – dice Vincenzo Cosenza, senior strategist di Blogmeter – emerge una minore efficacia della comunicazione sostenuta dai promotori del referendum, mentre va rilevata una maggiore mobilitazione di coloro che sono contro la riforma costituzionale. Ma la situazione è, naturalmente, in evoluzione”.

I video più visti – Anche per quanto riguarda i video sul referendum, sembrano avere più successo quelli per il No alla riforma. Tra i più visti, infatti, ce n’è uno del deputato del Movimento 5 Stelle Giorgio Sorial (con oltre 1,3 milioni di visualizzazioni) e l'appello di Silvio Berlusconi (con oltre 900mila visualizzazioni). Entrambi sono su Facebook. Su YouTube, invece, spopola un video più “neutro”: “'Il referendum costituzionale riassunto e spiegato semplicemente”, dello youtuber Alessandro Masala (oltre 300mila visualizzazioni).

Come funziona l’analisi – L’analisi di Blogmeter è stata realizzata con Social Listening, strumento per “ascoltare” le conversazioni sul web. La ricerca tiene conto di tutti i post e le interazioni in lingua italiana, pubblicati sui principali social network (Twitter, Facebook, Instagram, Google+, YouTube), forum, blog, siti di news e review, riferiti al referendum 2016. “Per raccogliere i messaggi – spiega Vincenzo Cosenza – facciamo uso delle Api ufficiali rilasciate dai social network come Twitter e Facebook e di crawler (agenti software) realizzati per scovare in Rete i messaggi che ci interessano”. Questi messaggi vengono individuati sulla base di parole chiave e hashtag. In questo caso, ad esempio, “referendum”, #BastaUnSi, #IoVotoNo, ecc… “I messaggi raccolti – continua Cosenza – vengono analizzati dal software, che prova a comprenderne il significato sulla base di regole semantiche scritte dai nostri linguisti computazionali”. Una percentuale d’errore, ovviamente, c’è. I software, ad esempio, fanno fatica ad interpretare un messaggio ironico. Ma si tratta “solitamente di qualche punto, tale da non inficiare l'analisi complessiva”, assicura Cosenza. Che conclude: “Di certo la Rete non è rappresentativa della popolazione italiana, ma sondarne gli umori può essere utile per individuare fenomeni che poi si diffonderanno”. Un esempio? “L'avanzata di Grillo era percepibile online tempo prima della sua affermazione nelle urne”. Vedremo, tra un mese, se sarà lo stesso con il referendum.

Leggi tutto