Referendum, scontro Renzi-Bersani. Oggi la direzione Pd

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La minoranza dem potrebbe ufficializzare lo strappo col partito. Franceshini a SkyTg24: "Così l'ex segretario spacca il partito"

Referendum Costituzionale, è scontro Renzi-Bersani. La minoranza non crede più alle aperture di Matteo Renzi sull'Italicum e lunedì, in direzione, Bersani probabilmente ufficializzerà il No al referendum.

 

"Sono tre anni e mezzo che mi danno contro,  l'unico obiettivo è attaccarmi ma sono loro ad aver cambiato idea sulla riforma", sbotta il premier, convinto che gli elettori non decideranno in base ai "giochini politici" e che la rottura della minoranza non provocherà un'emorragia di consensi al referendum.

 

Convocata per ribadire l'apertura a modifiche sulla legge elettorale e per indicare gli "esploratori", vicesegretari e capigruppo, chiamati a sondare le proposte degli altri partiti, la direzione, a meno di colpi di scena, servirà probabilmente a certificare la frattura nel Pd in vista del referendum.

 

"Non mi si può raccontare che gli asini volano. Vediamo in direzione, ma io non mi aspetto nulla",  dice Bersani. Mentre Roberto Speranza rompe gli indugi: "Il tempo è scaduto, io voto no".

 

"Perché trasformare una cosa così importante come il referendum costituzionale in una battaglia sul governo? Si sta utilizzando il referendum per altro, per una battaglia interna al Pd" dice il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, ospite a L’intervista di Maria Latella su Sky TG24.

 

La reazione dei renziani lascia presagire che nei prossimi mesi nel Pd voleranno gli stracci. Rischiando di trasformare il referendum in un congresso anticipato del Pd che si svolgerà nel 2017.

 

Il no della minoranza, alla quale si è aggiunto Ignazio Marino - è la linea dei renziani - è strumentale, mirato solo ad azzoppare il premier per tornare in pista. "D'Alema e Marino volevano la fine del bicameralismo paritario ed il Senato delle autonomie. Chissà perché hanno cambiato idea...", osserva Luca Lotti mentre su twitter i fedelissimi postano il programma di Ignazio Marino quando si candidò alla segreteria del Pd.

 

"Bersani ha votato sì tre volte a questa riforma - osserva Renzi - non l'ho scritta io da solo a Rignano sull'Arno, è stata due anni e quattro giorni in Parlamento. Bersani l'ha votata 3 volte, se cambia idea ognuno si farà la sua opinione".

 

La colpa della rottura, sostiene invece il bersaniano Miguel Gotor, è solo di Renzi: "L'unità del partito è il principale compito del segretario, disatteso costantemente uno strappo dopo l'altro".

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