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L'ex segretario ds lancia i comitato per il No e attacca il premier: "Non dire la data del voto è una furbizia sgradevole". E sul Pd: "Ormai c'è un partito senza popolo e un popolo senza partito"

Si infiamma il dibattito politico, e interno al Pd, su referendum istituzionale (Per cosa si vota. SCHEDA LO SPECIALE ). Dal cinema Farnese di Roma arriva da parte di Massimo D'Alema una risposta indiretta a Maria Elena Boschi, che domenica da Torino, intervistata dal direttore di Sky TG24 Sarah Varetto, si era detta disposta a discutere con l'ex segretario i contenuti della riforma augurandosi di riuscire a fargli cambiare idea. Ma D'Alema sembra tutt'altro che disponibile a rivedere la sua posizione sul testo: "Un pastrocchio che spacca in due il Paese" lo definisce. E anche l'incertezza sulla data (secondo Boschi si voterà tra fine novembre e inizio dicembre) per l'ex premier è "una furbizia sgradevole".
 

Il Pd? "Partito senza popolo" - Parole pronunciate da D'Alema in occasione del lancio dei comitati referendari per il No, nati, spiega, "per demistificare la paccottiglia ideologica" della riforma costituzionale ed elettorale. L'ex premier punta subito a chiarire il campo dagli equivoci: "Non siamo qui per un'iniziativa che vuole dividere il Pd". "A noi - prosegue - si sono rivolte molte persone non del Pd perché ci sono milioni di persone che hanno smesso di votare". L'ex segretario ricorda poi che "alle ultime amministrative, il Pd ha perso più di un milione di voti. C'è un partito senza popolo e un popolo senza partito, al quale non vogliamo dare un partito ma un'occasione d'impegno civile". Alla presidenza dei comitati per il No D'Alema indica Guido Calvi, "un giurista che rappresenta la storia e l'impegno civile di giuristi democratici del nostro Paese, che non è iscritto al Pd e, quindi, non può essere accusato di voler fondare una corrente".
 

"Una furbizia sgradevole non dire la data" - Riguardo al dibattito sul giorno del referendum, D'Alema non usa mezzi termini: "Trovo sgradevole questo non voler dire la data". "Una furbizia. Vorrei che si definisse la data perché ci si possa pronunciare - sottolinea - Abbiamo ascoltato minacce di dimissioni, di caduta del governo. Salvo poi tornare indietro e dire che non ci si dimette più, perché intanto i sondaggi erano cambiati"-
 

"Vittoria del No segnerebbe fine idea partito della Nazione" - "Se vince il no non ci saranno elezioni anticipate", spiega D'Alema: "Tutto era stato pensato per un plebiscito personale, l'escalation era il referendum e le elezioni politiche. Ora non si sa più cosa fare, anche per questo non si decide la data. E il Paese, in questo momento, avrebbe bisogno di altro". Dunque, per D'Alema, "la vittoria del No segnerebbe la fine di questa idea del Partito della Nazione, un progetto dannoso che ha provocato una frattura fra il popolo della sinistra e il Pd. Sarebbe un risveglio positivo per l'Italia".
 

Sull'Italicum: "Pensato per un sistema bipolare, ma ora siamo tripolari" - Parole particolarmente dure l'ex premier le riserva alla nuova legge elettorale, l'Italicum: "L'hanno fatta pensando a un sistema bipolare, salvo poi accorgersi che avrebbero vinto i Cinque Stelle...". "Questi geni, questi strateghi del Nazareno, non si sono accorti che, mentre facevano una legge elettorale per un sistema bipolare, si era venuto a formare un sistema tripolare. Sarebbe bastato affacciarsi alla finestra per accorgersene", ha aggiunto.
 

In platea i portavoce della minoranza dem - In platea ad ascoltare tanti volti noti a sinistra, da Cesare Salvi a Alfredo D'Attorre e Arturo Scotto di Sinistra italiana, parlamentari Pd 'dissidenti' come Massimo Mucchetti e Paolo Corsini. Nessun big della minoranza dem, come era annunciato. Ma ci sono diversi portavoce: da quello di Pier Luigi Bersani, Stefano Di Traglia, a Chiara Rinaldini che da anni lavora con Rosy Bindi. E c'è pure qualcuno del fronte opposto. A dare un'occhiata è passato pure Rudy Francesco Calvo, responsabile della comunicazione della campagna del Si al referendum.

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