Referendum costituzionale, dieci parlamentari Pd per il No

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In un documento si chiede che il confronto torni ad essere sul "merito della riforma" abbandonando "pregiudiziali posizioni di partito o di schieramento"

Dieci parlamentari del Pd firmano un documento in cui avvertono che voteranno "No" al referendum costituzionale. E in cui chiedono che il confronto torni ad essere sul "merito della riforma" abbandonando "pregiudiziali posizioni di partito o di schieramento". I firmatari, che sono Corsini, Dirindin, Manconi, Micheloni, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, al Senato; Bossa, Capodicasa, Monaco alla Camera, spiegano anche che con la loro iniziativa intendono "dar voce a elettori e quadri PD che non condividono la revisione costituzionale".

 

Le ragioni del NO - Il documento sintetizza le motivazioni del no al referendum, come spiega Franco Monaco, uno dei firmatari: "Si argomenta il no di merito al referendum costituzionale che non va inteso come un no al governo. Le motivazioni sono raccolte in sei punti: circa il deficit di autorevolezza di questo Parlamento viziato dal Porcellum; in ragione del metodo, tutto in capo al governo, su materia genuinamente parlamentare, che ha concorso a un varo della riforma a stretta e ondivaga maggioranza; perché non persegue gli stessi obiettivi dichiarati di semplificazione e di efficienza del sistema istituzionale; perché disegna un bicameralismo confuso, un procedimento legislativo farraginoso, un Senato nel quale si dà una contraddizione tra la sua composizione e le sue alte competenze (in materia costituzionale e internazionale); in quanto opera una esorbitante ricentralizzazione nel rapporto tra Stato e regioni; perché permane irrisolto il nodo della elettività dei senatori; per il sovraccarico politico di cui si è investito il referendum con le sue implicazioni sul profilo del Pd e sul complessivo assetto del sistema politico".

 

 

Nessuna crisi di governo - I firmatari del documento, nelle conclusioni, sottolineano: "La nostra posizione per il no può riuscire utile sotto un altro, decisivo  profilo. Quello delle gestione delle conseguenze a valle di una  eventuale bocciatura della riforma. Il nostro è un no di merito alla  riforma. La circostanza che anche elettori e militanti del Pd possano  avere contribuito al no non autorizzerebbe a stabilire un improprio  automatismo: no alla riforma=crisi di governo".

"Qualcuno di sicuro lo sosterrà, anche perché, non certo noi, ma il  premier, sbagliando, ha contribuito ad avvalorare tale tesi. Un  automatismo che noi contestiamo, con il nostro no, rigorosamente  distinto dal no al governo, che, lo ripetiamo, esula completamente  dalle nostre intenzioni", concludono i firmatari.

 

 

Guerini: il Pd è per il Sì - "Non condivido la scelta di alcuni miei colleghi del Partito democratico, anche se, come logico, la rispetto. Constato che, tra l'altro, alcuni tra loro avevano votato il testo in Aula". Questo il commento  del vicesegretario Pd Lorenzo Guerini. Alla domanda se saranno assunti provvedimenti nei loro confronti, Guerini risponde: "Assolutamente no, siamo un partito, non una caserma". Ma il Pd è "senza se e senza ma, per il sì”.

 

 

Comitato per il No - Di segno opposto il commento di Alfiero Grandi, vicepresidente del Comitato per il No, che dice: "Consideriamo positiva la presa di posizione di un gruppo di dieci parlamentari del Pd che si sono espressi a favore del No nel referendum costituzionale. Positiva perché si tratta di un No di merito alla riforma Renzi-Boschi; perché apre un dibattito serio dentro il Pd stesso, cercando di sgombrare il campo dalla discussione, impropria, sui destini del governo e dallo scambio Italicum-riforma; perché, soprattutto, dà voce ai tanti, militanti ed elettori, che dentro il partito di Renzi non condividono questa revisione costituzionale". 

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