Renzi a minoranza dem: "Volete che lasci? Vincete il congresso"

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La Direzione del Pd si apre con un minuto di silenzio per le vittime della strage a Dacca. Il premier: "Al terrore dobbiamo rispondere con i nostri valori". E sul referendum aggiunge: "E' cruciale per la credibilità della politica"

“Il referendum è cruciale per il futuro della credibilità della classe politica. Non ho paura di metterci la faccia. Se vince il no, c'è qualcuno che pensa che il presidente del Consiglio, e io credo anche il Parlamento, possano non prenderne atto"? E’ l’appuntamento di ottobre, come dimostrano le parole di Matteo Renzi, uno dei temi caldi al centro della tanto attesa, e anche tesa, Direzione del Pd a Roma.

Il segretario pd parla anche dei dissidi con la minoranza. "Credo che ci sia bisogno di una grande chiarezza tra noi, se volete che io lasci non avete che da chiedere un Congresso e possibilmente vincerlo, in bocca al lupo". E sulle polemiche legate al doppio incarico (premier-segretario) dice: "Non c'è che promuovere una modifica statutaria e farla approvare".

 

Un minuto di silenzio - Un appuntamento, il primo dopo le amministrative (lo specialei risultati) che si apre con un minuto di silenzio per le vittime della strage a Dacca. "Dobbiamo avere la forza di non lasciarci abituare al dolore e al terrore. Siamo di fronte ad una terribile atrocità alla quale dobbiamo rispondere con la forza dei nostri valori" sono state le parole di Matteo Renzi.

 

 

Direzione, occasione di dialogo - “Vorrei offrire un'occasione di dialogo molto sincera, profonda e franca” dice il segretario Dem rivolgendosi alla sala gremita. E, alla presenza di Pier Luigi Bersani e, come non succedeva da tempo, di Massimo D’Alema, non risparmia una frecciata alla minoranza di partito e alle altre forze politiche: “Litigano tutti i partiti e quelli che lo sono in modo meno tradizionale lo fanno ancora di più, ma al chiuso delle stanze. Il punto è che loro fingono di essere una falange e appaiono come tali, mentre noi valorizziamo troppo spesso ciò che ci divide".

 

Referendum: cruciale per la credibilità politica - Poi, torna sul referendum di ottobre dicendo come sia un momento “cruciale, non per il destino di qualcuno ma per la credibilità della classe politica”. Se "finalmente si chiude la discussione sulle riforme degli ultimi 20 anni, in Italia comincia il futuro" sottolinea il segretario del Partito democratico. “Il problema non è cosa accade a me, ma cosa accade al Paese. Se il referendum passa, la classe politica ha dato un segnale, dando dimostrazione di saper rinunciare ai privilegi, la più bella pagina di autoriforma che una classe politica abbia fatto in occidente".

 

Cuperlo: "Così condurrai la sinistra alla sconfitta" - Non stenta ad arrivare la reazione della minoranza. "E' suonato l'allarme, l'ultimo. Oggi tu sei visto come un avversario da una parte della destra, ed è bene così, ma anche da una parte della sinistra e questo è un dramma" per chi è sotto il simbolo del Pd. Senza una svolta, tu condurrai la sinistra italiana ad una sconfitta storica", dice Gianni Cuperlo, leader di Sinistradem, definendo "miope" la relazione di Matteo Renzi e sottolineando: "esci dal talent di un'Italia patinata e fatta di opportunità e scopri la modestia".

 

 

 

"Gianni, io sono fuori dal 'talent', ci sono dentro per quella che è la vostra macchiettistica rappresentazione del 'talent', io non ho bisogno di stare nel 'talent'", ha replicato il premier Matteo Renzi. "Io sono fuori dal 'talent', io voglio uscire dal racconto stereotipato di chi racconta che al governo c'è un gruppo di arroganti del Giglio magico", ha aggiunto.

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