Regeni, Gentiloni: svolta o misure immediate. Al Sisi: collaboriamo

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Le parole espresse dal capo della Farnesina complicano la "situazione", afferma una nota il ministero degli Esteri egiziano. Poi il presidente smorza i toni

“Il dossier inviato in Italia ai primi di marzo dagli investigatori egiziani era carente e mancava di almeno due dei cinque capitoli richiesti dai pm italiani: i dati relativi al traffico del telefono di Regeni e quelli relativi video della metropolitana del Cairo".

Così il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, che prima nell’aula del Senato e poi alla Camera ha riferito sul caso del giovane ricercatore italiano ucciso a Il Cairo. Tra le tante domande ancora in attesa di risposte, sembra esserci al omento una certezza: "Ci fermeremo solo quando troveremo la verità, quella vera e non di comodo” assicura il ministro. Che poi sprona l’Aula: "E' importante che in questa fase il Parlamento faccia sentire la sua voce unitaria”. VIDEO

 


 

 

Reazione Egitto - Dura la reazione che arriva dall'Egitto. Le parole espresse oggi al Senato dal capo della Farnesina, Paolo Gentiloni, sul caso Regeni complicano la "situazione" dei rapporti tra Roma e Il Cairo, afferma una nota il ministero degli Esteri egiziano. Poi il presidente egiziano Abdel Fatah Al Sisi smorza i toni ed esprime la "determinazione dell'Egitto a continuare la sua piena cooperazione con la parte italiana con assoluta trasparenza per chiarire le circostanze dell'uccisione di Giulio Regeni e per processare i criminali".

 

Il dossier -  Stando alle indiscrezioni uscite sui media del Cairo, il dossier dei pm egiziani sarebbe composto di tre parti: una riguarderebbe i movimenti dei colleghi di Regeni subito dopo la scoperta dell'omicidio; un'altra le indagini svolte sugli incontri del ricercatore con sindacalisti indipendenti e ambulanti; una terza, infine, la grottesca vicenda della banda di truffatori e dei documenti di Giulio trovati a casa della sorella del capo dell'organizzazione (FOTO), morto assieme a tutti gli altri membri in una sparatoria con le forze di sicurezza.

 

Mancano i tabulati telefonici - Un lungo elenco che non indicherebbe quei due elementi fondamentali che l'Italia ha chiesto e sta continuando a chiedere da più di un mese: i tabulati telefonici di una decina di persone che prima della scomparsa aveva rapporti con Giulio (coinquilini, vicini di casa, esponenti di sindacati indipendenti e ambulanti, amici del ricercatore) e l'analisi del traffico registrato il 25 gennaio dalle celle telefoniche attorno all'abitazione di Regeni e il 3 febbraio dalle celle nella zona del ritrovamento.

 

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