Legge di Stabilità, via libera della Camera

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Montecitorio ha approvato il provvedimento con 297 sì, 93 no. Ora torna al Senato per essere approvato in via definitiva prima di Natale. Dal welfare alla sicurezza fino alla cultura: tutte le novità

La Camera ha dato il via libera nella notte alla Legge di Stabilità, dopo una seduta estenuante di votazioni a raffica. I voti a favore sono stati 297, quelli contrari 97. La manovra lunedì tornerà al Senato in terza lettura per essere approvata in via definitiva prima di Natale.

 

Il provvedimento - Il provvedimento è arrivato a 35,4 miliardi, con gli interventi per sicurezza e cultura dopo gli attentati di Parigi.

Restano l'addio alla Tasi prima-casa che vale 3,7 miliardi, gli sgravi per le assunzioni, il superammortamento sugli investimenti delle imprese. Scompare dalla manovra il ventilato calo dell'Ires, l'imposta sui redditi delle società, già nel 2016.

Fra le ultime modifiche introdotte, la "carta famiglia" per chi ha almeno 3 figli minori, per ottenere sconti su servizi privati e pubblici. La manovra va ora al Senato per la terza lettura.

 

Le principali misure:

 

 

 

 

Momenti di tensione in Aula - Prima dell'approvazione, la seduta della Camera è stata sospesa per due ore a causa di un guasto tecnico ai microfoni. In alcuni casi Montecitorio ha votato all'unanimità - come per l'esclusione della spiaggia di Suburra e per un emendamento che impone al governo una relazione prima della privatizzazione delle Fs sull'impatto economico e occupazionale della dismissione. Si è però scaldata su un emendamento presentato dalla leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, che puntava ad escludere dai calcoli dell'Isee le pensioni di invalidità e le indennità di accompagnamento. Valeva 3 milioni, ma ha impegnato i lavori per un'ora. Sono volate parole grosse quando il deputato Pd, Marco Causi, ha spiegato che con il nuovo Isee aumentano i benefici per le famiglie con disabili. I deputati del M5s gli hanno ricordato che era stato ritirato, dopo una dura battaglia, l'emendamento che dava 1 milioni alla fondazione RomaEuropa gestita dalla moglie. Alla replica di Gennaro Migliore (Pd) sono spuntati cartelli e la Boldrini, che presiedeva, ha minacciato di sospendere la seduta. L'emendamento è poi stato bocciato a grande maggioranza.

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