Allerta terrorismo, Renzi su Whatsapp: "Non credete alle bufale"

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“Chi vuole chiuderci in casa non avrà la meglio” dice il premier in una nota vocale registrata per denunciare un falso messaggio su imminenti attacchi all'Italia. Alle ore 22 madre e figlia si presentano spontaneamente in Polizia: la donna voleva convincere la ragazza a non uscire e avrebbe inventato il contatto al Ministero. La conversazione sarebbe poi diventata virale a sua insaputa

"Girano un sacco di bufale, messaggi  strani su Facebook o Twitter, io l'ho avuto su Whatsapp, in cui  qualcuno pensa di essere simpatico o divertente ma non si rende conto che suscita e crea un clima di paura e talvolta di panico: vorrei  invitare tutti a non cascarci, a non farvi fregare da questo clima che qualcuno vorrebbe creare". Parola di Matteo Renzi, che ha deciso di registrare una nota vocale su Whatsapp per ribadire, come già fatto ai microfoni di Sky TG24, di non farsi prendere "dalla psicosi, dall'isteria e della paura" dopo gli attacchi di Parigi (LE FOTOI VIDEO) e per denunciare per procurato allarme un falso messaggio, che circola proprio sul programma di messaggistica istantanea, che mette in guardia da attentati in Italia.

 

Il messaggio bufala -   Nel messaggio una donna avverte la figlia del pericolo di un attacco a Roma, citando come fonte la madre di un'altra ragazza che lavorerebbe al ministero dell'Interno. "Noi - sostiene il premier che si rivolge ai "ragazzi" - siamo molto attenti e determinati. Ma è fondamentale che non cadiamo nella trappola di chi vuole rinchiuderci a chiave in casa e farci vivere nella paura. Stare attenti è una cosa, ma contemporaneamente non bisogna lasciare all'isteria il compito di dominare la nostra vita. I ragazzi sono molto molto più intelligenti di quello che qualcuno crede. Nessuno ci porterà via la nostra vita".

 

Mamma e figlia in polizia - Intanto alle ore 22, una donna e la figlia, coinvolte nella telefonata diventata virale su Whatsapp si sono presentate spontaneamente negli uffici della polizia postale di viale Trastevere, per chiarire la vicenda che, secondo lo stesso premier Renzi, poteva qualificarsi come "procurato allarme". La donna ha riferito che ieri sera era al telefono con un'amica della figlia e, per convincere entrambe a non uscire di casa, ha inventato la storia dell'imminente attentato e il suo contatto con una persona inesistente che - aveva detto, per dar credito alle sue informazioni - lavorava al Ministero dell'Interno. Quella telefonata, all'insaputa della donna, è stata registrata e poi inoltrata, probabilmente dalla figlia o dall'amica di quest'ultima, ad altri contatti Whatsapp, fino a diventare virale.

 

Le loro deposizioni trasmesse all'autorità giudiziaria - La ragazza, che ha frequentato a scuola un corso "vita da social" promosso dalla polizia, ha visitato la pagina Facebook in cui la stessa polizia qualificava i contenuti della registrazione come "una bufala" e si è spaventata. Ne ha parlato con la madre, che era all'oscuro di tutto. La donna - saputo a sua volta che la polizia postale era al lavoro per identificare i protagonisti della telefonata - ha deciso di presentarsi spontaneamente, con la figlia, negli uffici di polizia per chiarire la vicenda. Le loro deposizioni sono state raccolte in verbali che saranno trasmessi all'autorità giudiziaria.

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