Siria, Renzi: "Le bombe non risolvono il problema"

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Il premier nell'informativa alla Camera sul Consiglio Ue. "Dall’Afghanistan alla Nigeria serve una grande coalizione internazionale contro il terrorismo". Sui migranti: "L'Italia aveva ragione, il resto dell’Ue no". E ancora: "Il trattato di Dublino è finito"

"Se qualcuno immagina di risolvere il problema della Siria dicendo stamattina mi alzo e facciamo bombardamenti lì, auguri e in bocca al lupo, ma non risolverà il problema". Lo afferma il premier Matteo Renzi nell'informativa alla Camera sul Consiglio Ue.

"Commette un errore chi immagina, dopo aver teorizzato l'esclusione della Russia da tutti i formati, di appaltare totalmente la questione della Siria alla Russia e ai suoi alleati. Non si risolvono le questioni internazionali con interventi spot" aggiunge.

E sottolinea: "Dall'Afghanistan alla Nigeria, esiste un blocco molto frammentato di fanatismo, contro il quale una grande coalizione internazionale è assolutamente necessaria in termini di intervento culturale, aiuto allo sviluppo e lotta contro l'estremismo e gli atti di terrore. Bisogna riconoscere che il problema è più vasto".

 

 

“Su migranti Italia aveva ragione, resto Ue no”- "A distanza di 6 mesi dal Consiglio Ue" che seguì su richiesta dell'Italia al naufragio nel Mediterraneo in cui sono morte 700 persone "possiamo dire con chiarezza e senza troppi giri di parole che sull'immigrazione l'Italia aveva ragione, il resto dell'Ue no" afferma poi il premier. "Non rivendico una scelta del governo ma dico che l'Italia aveva colto la complessità del problema immigrazione e un approccio non legato all'isteria del momento ma a una visione strategica. Tanti nostri amici e alleati hanno cambiato posizione sulla base di singoli eventi, momenti anche emozionanti, circostanze destinate per loro natura a produrre un effetto sull'immediato ma non una strategia sul lungo periodo. Noi abbiamo detto che era il momento di cambiare la politica dell'Ue".

 

“Ue assume che trattato Dublino è finito” - "Noi abbiamo detto che era il momento di cambiare la politica dell'Ue sull'immigrazione. Ora assistiamo all'assunzione di un principio per mesi negato e ora autorevolmente riportato da Merkel e Hollande al Parlamento europeo, un principio semplice: il trattato di Dublino è finito. Non lo è tecnicamente, ma politicamente".

E sugli hotspot: "Hanno senso solo assieme alla ricollocazione e alla politica di rimpatri. I primi 19 ragazzi eritrei che hanno lasciato Lampedusa non sono 19 numeri in meno nelle statistiche ma sono l'inizio di un grande progetto politico".

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