Roma, lunedì Marino formalizza le dimissioni. Renzi: "Non c'erano alternative"

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Slitta l'ufficializzazione del passo indietro. Sel: "Disposti a verifica, ma lui cambi rotta". Il Pd: "Difficile ricomposizione della crisi". Ed è già scattato il TOTONOMI. Osservatore Romano: unica certezza di Roma le proprie macerie

Dimissioni annunciate, ma non ancora formalizzate. Il sindaco di Roma Ignazio Marino, come si legge in una nota del Campidoglio, ufficializzerà il suo passo indietro "nella giornata di lunedì 12 ottobre consegnandole nelle mani della presidente dell'Assemblea capitolina, Valeria Baglio". Poi avrà 20 giorni per ritirarle o confermarle. Sulla vicenda arriva il commento di Matteo Renzi. “Ha fatto bene a dimettersi, credo che al punto in cui eravamo non ci fossero più alternative. Adesso chi vuole bene a Roma la smetta con le polemiche e con le divisioni. Come governo faremo tutto il possibile perché il Giubileo sia un successo”, scrive il premier nella sua rubrica sull’Unità.

Sel: "Disposti a verifica, ma cambio di rotta" - Ma dal gruppo di Sel arriva uno spiraglio per Marino: "Noi vogliamo andare avanti con il programma elettorale: è giusto chiedere al sindaco un cambio di rotta, la verità, il rispetto del mandato. Altrimenti può anche confermare le sue dimissioni", dice Gianluca Peciola, capogruppo di Sinistra e libertà in Campidoglio su Facebook.
Per il vicesindaco di Roma Marco Causi, però, "la situazione che si è creata rende difficile una ricomposizione della crisi" nei 20 giorni prima dell'arrivo del commissario prefettizio in Campidoglio. E ricorda che "ieri il Pd e Sel avevano già steso una mozione di sfiducia, quella che aveva convinto il sindaco Marino di non avere più una maggioranza in Assemblea capitolina".  

 


 

Dalla minoranza Pd interviene intanto Roberto Speranza. "A Roma si è consumata una profonda rottura tra città e Pd. Le primarie saranno per me inevitabili per provare a ricostruire. Non possono bastare decisioni calate dall'alto. E' indispensabile ripartire dalla nostra gente".

 

Un commissario dopo le elezioni - In attesa della formalizzazione delle dimissioni (il videomessaggio) di Marino,  si è però già aperta la stagione del commissariamento con il voto in primavera. Anche se, per legge, il sindaco ha 20 giorni di tempo durante il quale può revocarle. A disciplinare tutta la materia è il Testo Unico sugli Enti locali (Tuel), aggiornato dal Decreto legislativo 267 del 2000. Le dimissioni del sindaco diventano esecutive, appunto, dopo 20 giorni: se in quel periodo non le ritira, scatta la procedura di scioglimento del Consiglio comunale, con la sospensione di tutte le cariche istituzionali. Viene nominato un commissario che porta la capitale alle elezioni. Il voto avverrebbe in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno 2016, in base alla Legge 120 sulle elezioni negli enti locali del 1999. A Roma ci sono i due precedenti delle dimissioni da sindaco di Francesco Rutelli nel 2001 e di Walter Veltroni nel 2008, entrambi per correre come candidati premier nelle elezioni politiche.

 

"Mai detto 'farò i nomi'" - Marino intanto ha smentito con una nota le frasi che gli erano state attribuite da alcuni quotidiani: "Non ho mai detto 'ora farò i nomi': tutto ciò è falso e sono costretto ancora una volta a procedere con le querele oltre alle richieste di danni in sede civile".

 

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Totonomi -  E, mentre il leader leghista Matteo Salvini parla della "prima grande sconfitta di Renzi" (video) e Berlusconi chiede un centrodestra "unito e vincente" per "restituire onore alla Capitale", è già scattato il totonomi. Da Alessandro Di Battista per il M5S - anche se il diretto interessato si è già defilato – ad Alfio Marchini per il centrodestra - l'imprenditore romano prestato dalla società civile alla politica – passando per Giorgia Meloni, di Fratelli d'Italia. Più difficile il quadro all’interno del Pd. C’è chi sostiene che i Dem non vogliano fare le primarie e che sia il segretario di partito, e presidente del Consiglio, Matteo Renzi a voler scegliere il nome. Per ora, circolano quelli di Gabrielli e Giachetti (video).

 

Osservatore Romano: unica certezza le macerie. Governo: disponibili altri 30 milioni -  Su quanto avvenuto interviene anche l'Osservatore Romano: "Ora la capitale, a meno di due mesi dall'inizio del Giubileo, ha la certezza solo delle proprie macerie. C'è una sola grande certezza: Roma davvero non merita tutto questo".

"Siamo certi - ha commentato il sottosegretario Claudio De Vincenti - che Roma sarà pronta, per l'8 dicembre. Da parte del governo ci sono il massimo impegno affinché il Giubileo sia un successo e il necessario sostegno a tutte le Istituzioni interessate all'evento". "Nei giorni scorsi - sottolinea - sono stati resi disponibili ulteriori 30 milioni".

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