Riforme: il Senato approva il nuovo articolo 2

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Dopo le turbolenze di ieri, con il gestaccio del verdiniano Barani verso la M5S Lezzi, oggi Palazzo Madama ha dato il via libera al cuore del ddl Boschi con 160 sì, 86 no e un astenuto. Prima l'Aula aveva approvato l'emendamento Finocchiaro: frutto dell'accordo tra maggioranza e minoranza Pd, modifica le modalità di elezione dei senatori

A Palazzo Madama, dopo le turbolenze di ieri con il “caso Barani”, sono ripresi i lavori sul ddl Boschi ed è stato dato il via libera all'articolo 2 del testo di riforma costituzionale. Prima era stato approvato l’emendamento di Anna Finocchiaro, che recepisce l’accordo tra maggioranza e minoranza Pd: la modifica riguarda le modalità di elezione dei senatori e prevede che i consiglieri regionali e i sindaci (componenti del nuovo Senato) siano scelti dai cittadini e poi ratificati dai Consigli regionali. Il cammino del ddl, che ieri aveva superato anche lo scoglio del primo scrutinio segreto, va quindi avanti. Ma le polemiche per il comportamento sessista del senatore verdiniano, avrebbe mimato un rapporto orale verso la collega del Movimento 5 Stelle Lezzi e si è difeso parlando di equivoco su un gesto istintivo, non si placano.

Via libera all'articolo 2 - L’articolo 2, cuore del ddl Boschi, è stato approvato con 160 sì, 86 no e un astenuto. Il senatore della minoranza del Pd, Corradino Mineo, ha annunciato di aver votato contro. Ma all'appello mancherebbero anche alcuni voti dei senatori di Area popolare (i centristi di Ncd più Udc).
L’iter del ddl Boschi riprenderà lunedì, quando saranno al vaglio del Senato gli emendamenti all’articolo 6 (che tratta il regolamento della Camera) ed è previsto un voto segreto su una proposta di modifica, presentata da Calderoli, che riguarda la tutela delle minoranze linguistiche.


Approvato l'emendamento Finocchiaro - Poco prima dell'articolo 2 era stato approvato l’emendamento Finocchiaro. L'articolo 2 stabilisce che i Consigli regionali eleggeranno i futuri senatori tra i propri membri e che "la durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali dai quali sono stati eletti". L'emendamento Finocchiaro aggiunge che l'elezione dei senatori da parte dei Consigli regionali deve avvenire "in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri in occasione del rinnovo dei medesimi organi, secondo le modalità stabilite dalla legge" elettorale che dovrà essere successivamente varata.
I sì sono stati 169, i no 93, 3 gli astenuti. L’approvazione è stata salutata da un lungo applauso della maggioranza. “Non è una sconfitta di una parte”, ha detto Finocchiaro in Aula.  "Il governo è soddisfatto per l'approvazione dei primi due articoli, sui cui avevo presentato solo poche decine di emendamenti", ha detto invece Roberto Calderoli: "Ma se da lunedì non mi arrivano, in Aula, risposte sulle funzioni del Senato, sulle funzioni delle Regioni e sulla finanza degli Enti territoriali, comincio a fare opposizione".




Polemiche per l'insulto sessista - Ma al Senato è andata avanti anche la discussione sul gestaccio del verdiniano Lucio Barani (oggi assente, come Verdini), che avrebbe mimato un rapporto orale verso Barbara Lezzi (M5S). A denunciarlo è stata Paola Taverna.



Barani, in una nota, si è detto “veramente dispiaciuto” e si è giustificato parlando di “equivoco”. “Con la mano rivolta verso il mio stesso volto invitavo quanti impedivano l'intervento del senatore Falanga ad ingoiare i fascicoli che tanto veementemente stavano sventolando”, ha spiegato. Senza riuscire a fermare le polemiche e suscitando l’indignazione delle senatrici dei vari gruppi, di molti colleghi e del presidente Pietro Grasso. Il gesto sarà oggetto delle valutazioni disciplinari dell'ufficio di Presidenza del Senato, con il rischio di pesanti sanzioni.  

 

 

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