Rimborsi ai partiti, la sanatoria in una leggina

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Dopo il rientro dalle ferie, i deputati approvano come prima norma un provvedimento grazie al quale i partiti riceveranno finanziamenti pubblici previsti tra il 2013 e il 2015, nonostante non sia stato effettuato il controllo delle loro spese. A votare contro solo i Cinque stelle. Ora il testo passa al Senato

Sono stati in ferie per cinque settimane piene i deputati della Repubblica. E alla ripresa dei lavori parlamentari d’aula il primo argomento all'ordine del giorno - con l'urgenza che si riserva alle situazioni di particolare gravità - è stata la sanatoria per i rimborsi ai partiti. Non l'occupazione – quindi - né le riforme, né la giustizia né l'immigrazione. Alla Camera è passata in prima lettura una leggina presentata dal deputato Boccadutri, ex Sel, ora Pd, che potrebbe far arrivare nelle casse esangui dei partiti una ventina di milioni di euro. Senza controlli né verifiche. Un diminutivo – “leggina” – che ricorda tanto la prima Repubblica, quando i governi potevano essere “balneari”, quando le finanziarie erano “assalti alla diligenza”, quando l’opposizione non governava ma votava molte leggi con la maggioranza.

 

Tutti d'accordo, tranne i Cinque stelle (e Sel si astiene) - Il voto è stato quasi un capolavoro di larghe intese. 88 no (solo i Cinque stelle) e 27 astenuti (i deputati di Sel) e ben 319 sì (tutti gli altri, Pd, Forza Italia e Ncd in testa). La protesta dei grillini nell’aula di Montecitorio è stata scenografica e “virale”: Toninelli, Fico e gli altri hanno fatto piovere nell'emiciclo una piccola grandine di banconote da 500 euro (rigorosamente false).

 

A cosa serve "la leggina" - Ma a cosa serve il ddl Boccadutri e perché fa irritare così tanto? Presto detto. I governi Letta prima e Renzi poi hanno definitivamente cancellato, sulla carta, il finanziamento pubblico ai partiti. Che, va ricordato, era stato abolito già con un referendum del 1993, ben 22 anni fa. Era tornato sotto le mentite spoglie dei “rimborsi” con una serie di norme approvate via via nel corso degli anni. Poi sono arrivati gli scandali che hanno coinvolto il tesoriere della Lega Belsito e quello della Margherita Lusi, nonché la lunga serie di inchieste sulle spese pazze nelle regioni e negli enti locali. Sull’onda di una pressione notevole dell’opinione pubblica e di parte dell’elettorato, governo e parlamento hanno scelto di cancellare con un tratto di penna il versamento di soldi dei cittadini ai partiti politici. Non tutto in una volta, però, ma in tre tappe, fino al 2017.

 

 

L'ingorgo in Commissione - Per gli anni fra 2013 e 2015 qualche soldo arriva ancora, sempre sotto forma di rimborso per le spese elettorali. Parliamo di circa 45 mln complessivi. Per aver diritto a quei fondi, però, bisogna certificare ogni spesa e farla "bollinare" da una commissione di controllo congiunta di Camera e Senato. Alla commissione partecipano magistrati e funzionari distaccati della Corte dei Conti. Ma i commissari non hanno mai potuto ultimare il lavoro, perché troppo pochi e sommersi dalla mole di documenti, fatture, ricevute presentate da ben 48 partiti. Prima della pausa d’agosto, le Camere decidono di sospendere ogni versamento: niente bollinatura, niente soldi. Una scelta definita da molti ragionevole, dettata dalle difficoltà di tenere insieme troppi dati. Rimangono congelati circa venti milioni, quelli relativi ai rimborsi per le elezioni politiche del 2013.

 

Ora tocca al Senato scegliere le priorità - Il ddl Boccadutri aveva in origine l’obiettivo di risolvere l’impasse della Commissione, assegnandole la disponibilità di altro personale per rendicontare al meglio tutte le spese. Ma passa l'estate, le tasche dei partiti sono sempre più vuote e allora ecco una soluzione diversa: come spesso accade, una manina infila un emendamento in uno degli articoli della leggina: i controlli certificati partiranno dal 2015, per i bilanci degli anni precedenti non se ne fa nulla. E i partiti possono intascare i rimborsi (ad esempio per le elezioni del 2013) senza controlli, entro un mese dall'approvazione della legge. Il ddl ora passerà al Senato. Dove l'ingorgo di leggi e provvedimenti è notevole, tra riforma del senato, unioni civili e la prossima legge di stabilità. Capiremo presto quali sono le priorità del Parlamento, della politica.

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