Riforme, ripartono i lavori. Bersani a Renzi: "Non c'è disciplina di partito"

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Ricomincia oggi la discussione parlamentare sulle riforme costituzionali. I nodi riguardano soprattutto l'elezione e i poteri del nuovo Senato. Il premier: "Ascolto tutti, ma non mollo". L'ex segretario Pd: "Non mi risultano tentativi di mediazione. No a prove di forza"

Riparte la discussione parlamentare sulle riforme costituzionali e, nonostante un irrigidimento delle posizioni, continuano i tentativi di mediazione all’interno del Pd. “Io ascolto tutti, ma non mollo”, aveva detto il premier Matteo Renzi. “Non mi risultano tentativi di mediazione”, risponde Pierluigi Bersani. Che sull’articolo 2 della riforma aggiunge: “Non si può chiamare alla disciplina di partito davanti alla Costituzione”.

I nodi - Nel pomeriggio la commissione Affari costituzionali del Senato, guidata da Anna Finocchiaro, riprende i lavori con un ufficio di presidenza che dovrà programmare le sedute per l'esame dei 513mila emendamenti presentati (mezzo milione dalla sola Lega). Mercoledì e giovedì sono previste le audizioni dei Governatori, ma la questione di fondo rimane la modalità di elezione del futuro Senato delle Regioni. Il Governo difende l'attuale impianto fotografato nell'articolo 2, già approvato da Senato e Camera una volta, con i futuri inquilini di Palazzo Madama che vengono scelti dai Consigli Regionali. La minoranza del Pd, ma anche Lega, M5S, Sel, Fi e i Conservatori, chiede un’elezione diretta e un Senato con maggiori funzioni legislative e di controllo.

Renzi: “Ascolto tutti, ma non mollo” - I nodi andranno sciolti in breve tempo: il Senato dovrà decidere prima della sessione di Bilancio, il 15 ottobre. Il ministro Maria Elena Boschi si è detta certa che “alla fine prevarrà il senso di responsabilità", vale a dire che la minoranza cederà. Ma non sembra così scontato e per questo sono previsti vari incontri. Stasera Renzi interverrà all'Assemblea dei senatori Dem. Il premier ha già anticipato la sua impostazione: “Tutto facciamo tranne che tirarci i capelli su un emendamento. Una soluzione si trova, ma l'importate è che qualcuno capisca che indietro non si torna e invece qualcuno vuole che si torni sempre daccapo. Io ascolto tutti ma non mollo".

Bersani: “Non si può chiamare alla disciplina di partito davanti alla Costituzione” - Sulla questione Senato interviene anche l’ex segretario del Pd, Pierluigi Bersani. “Non si tocca l'art. 2 della riforma? Renzi ha ragione a chiedere che non si apra un vaso di Pandora, ma poi c'è il libero convincimento”, dichiara a Radio Anch'io. E aggiunge: “Non si può chiamare alla disciplina di partito davanti alla Costituzione. Non si è mai fatto in nessun partito”. Bersani dice anche che a lui “non risultano tentativi di mediazione” tra il premier e la minoranza del Pd, ma si augura che possa essere trovato un compromesso: “Credo sia assolutamente possibile. Non c'è necessità di prove di forza”. “Sull'elezione per il Quirinale – ricorda Bersani – c'è stata assoluta lealtà. Se si parla, e se Renzi decide di parlare con i senatori, lo farà con gente leale. Io sono per il sì e non per il no. Non è in gioco il superamento del bicameralismo perfetto, perché tutti vogliono una riforma. Qui è in gioco se dopo la legge elettorale che Renzi ha voluto possiamo avere in Italia un Parlamento, tra Camera e nuovo Senato, in cui grandissima parte dei membri viene nominata o scelta a tavolino. Qui non c'è Bersani, ma il libero convincimento di alcuni senatori con cui bisogna discutere e trovare una soluzione”.

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