Riforma della scuola, ecco cosa cambia

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Ok della Camera, con 277 sì, 173 no e 4 astenuti, alla "Buona scuola". Il via libera definitivo è arrivato tra le proteste dentro e fuori l'aula di Montecitorio. Prevista l'assunzione di 100mila nuovi professori. LA SCHEDA

La riforma della scuola è legge. Dopo il voto di fiducia sul maxiemendamento al Senato dello scorso 25 giugno, il ddl ha incassato l'ok definitivo della Camera con 277 sì, 173 no e 4 astenuti. Il via libera alla "Buona scuola" è arrivato tra le proteste dentro e fuori l'aula di Montecitorio. Spaccatura anche nel Pd, con 24 onorevoli che non hanno votato.

Cosa cambia - Già dal prossimo settembre la scuola cambierà dunque i suoi connotati. In particolare saranno assunti 100mila nuovi prof. Di questi, una parte andranno a occupare i posti comuni, una parte saranno assegnati al sostegno e un’altra parte al potenziamento dell'offerta formativa. Ma cosa cambierà realmente quando gli studenti varcheranno la soglia della propria aula il prossimo settembre?

L’esercito dei prof - Il piano assunzioni prevede diverse fasi. "A settembre - spiega Giorgio Rembado, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi intervistato da Skuola.net - entreranno nelle scuole solamente i 36.625 professori che andranno a coprire i posti disponibili e vacanti. Tutti gli altri verranno assunti nel corso dell'anno con decorrenza giuridica dal 1 settembre 2015, ma con decorrenza economica dall'effettiva presa di servizio". In poche parole, l'anno 2015-16 sarà un anno di transizione, in cui a poco a poco verranno inseriti i quasi 100mila professori dell'organico dell'autonomia.

I prof e gli ambiti territoriali - Dopo quest'anno di transizione, comincerà la nuova organizzazione del lavoro dei prof. Gli assunti della Buona Scuola (tutti e 100mila, senza differenze) entreranno a far parte degli ambiti territoriali che il Miur dovrà definire entro il 30 giugno 2016. Le scuole dovranno determinare nel nuovo piano dell'offerta formativa di durata triennale le proprie esigenze e individueranno quindi gli insegnanti di cui ha bisogno dall'ambito territoriale. Nel corso dell'anno "di mezzo" 2015-16, spiega Rembado, ogni istituto dovrà "provvedere al Pof tradizionale di durata annuale e, nello stesso tempo, mettere a punto il Pof triennale. Questa messa a punto sarà fatta in modo che in seguito al 30 giugno 2016, quando sarà fatta la determinazione degli ambiti territoriali di cui farà parte l'organico, ogni istituto potrà individuare gli insegnanti che servono per i propri obiettivi didattici e formativi per i prossimi 3 anni".

I nuovi prof del potenziamento - Si è parlato molto dei prof del cosiddetto "organico funzionale", ma Giorgio Rembado chiarisce che non c'è stata una vera e propria codificazione in questo senso. Tuttavia, parte dei 100mila nuovi professori andranno a coprire posti "di potenziamento dell'offerta formativa". Questo vuol dire che si occuperanno di coprire le supplenze brevi, ma anche i corsi di recupero o il sostegno ai ragazzi stranieri, mano a mano che entreranno nelle scuole durante l'anno. Non avranno una cattedra tutta per loro. "Stiamo parlando di una cosa non ancora sperimentata - sostiene Rembado - bisogna andare un po' più in là per non cadere in pregiudizi o luoghi comuni prima che possano essere sperimentate le nuove modalità di organizzazione del lavoro". Come dice il presidente dell'Anp, non ci saranno differenze contrattuali tra chi occuperà i posti comuni e chi occuperà i posti di potenziamento dell'offerta formativa. La valorizzazione degli insegnanti dipenderà quindi dall'utilizzo e dall'organizzazione del loro lavoro da parte delle scuole.

Nuovi prof e vecchi prof - Piuttosto, fa notare Rembado, "una differenza significativa resta tra i docenti titolari secondo le vecchie regole e i nuovi docenti che verranno individuati dalle scuole dagli ambiti territoriali". Infatti, mentre i primi rimangono legati all'istituto, i nuovi assunti della Buona Scuola faranno parte degli ambiti territoriali e verranno assegnati alle scuole secondo le indicazioni del Pof triennale. In teoria, in caso venga meno l'esigenza del loro lavoro e il Pof sia modificato in questo senso, potranno essere soggetti a un cambio di sede. Se questo non avviene, tuttavia, potranno rimanere a insegnare nello stesso istituto.

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