Reato tortura, Salvini è contro: "Polizia deve poter agire"

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Il segretario della Lega partecipa a un sit-in del Sindacato Autonomo di Polizia: "Se mentre arresto un delinquente quello si sbuccia il ginocchio affari suoi". Ad aprile l'Italia era stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo

Matteo Salvini scende in piazza con il Sap, il sindacato autonomo di Polizia, e si schiera contro l'introduzione in Italia del reato di tortura. "Ci vuole libertà di azione assoluta per polizia e carabinieri" ha detto il leader del Carroccio da un sit in del Sap. "Se devo prendere per il collo un delinquente lo prendo per il collo e se si sbuccia un ginocchio o si rompe una gamba, c...i suoi. Poi se qualcuno sbaglia paga, anche doppio, ma parliamo di poche unità".

Il disegno di legge sulla tortura, ha argomentato ancora il segretario del Carroccio, "è una legge sbagliata e pericolosa che rischia di far lavorare in condizioni ancora peggiori gli uomini delle Forze dell'ordine. Il primo delinquente di turno li può denunciare per essere stato arrestato con troppa irruenza o psicologicamente torturato".

I rappresentanti delle forze dell'ordine scesi in piazza protestano soprattutto contro la norma che prevede la tortura psicologica. "Un'idiozia - ha sottolineato Salvini - che consente a qualunque delinquente, con uno strumento come questo, di valere molto di più di chi indossa una divisa. Non esiste". Ai cronisti, che gli ricordavano la sanzione comminata all'Italia dalla Corte dei diritti umani per i fatti del G8, Salvini ha infine risposto: "La Corte potrebbe occuparsi di altro senza rompere le scatole all'Italia. A Genova qualcuno ha sbagliato e paga giustamente. Ma per l'errore di qualcuno non bisogna esporre a rischio di vita centinaia di migliaia di uomini delle Forze dell'ordine".

In piazza con Salvini anche l'ex ministro dell'Interno e attuale presidente della regione Lombardia Roberto Maroni, secondo cui l'introduzione del reato di tortura "mette ingiustamente a rischio i poliziotti e i carabinieri". Purtroppo - aggiunge Maroni - c'è un'inversione culturale che vede il governo e il Parlamento tutelare di più chi commette reati rispetto a chi tutela i cittadini. Questa ipocrisia, questa inversione della logica, va combattuta. E' una questione di buon senso".

Il testo per introdurre il reato di tortura in Italia si trova al momento in seconda lettura alla Camera, da dove, una volta approvato, dovrà tornare per un'ulteriore votazione al Senato. Diversi gruppi parlamentari, però, hanno già annunciato l'intenzione di introdurre ulteriori modifiche a Palazzo Madama. Probabile, quindi, che l'approvazione finale del testo possa slittare molto in avanti.

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