Pd, Fassina lascia il partito: "Ora con Civati e Cofferati"

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L'ex responsabile economico dem conferma la sua uscita dal Partito democratico. Con lui via anche Monica Gregori. "Fiducia sul ddl scuola scelta insostenibile". E poi accusa: "Governo subalterno alla finanza internazionale e alla Germania"

Stefano Fassina ha lasciato il Pd. La notizia, circolata già martedì sera, è stata confermata nel corso di una conferenza stampa dallo stesso deputato democratico, che ha spiegato come "ieri in una sede del partito di Capannelle ho, con sofferenza, annunciato che ho lasciato il Pd". "L'ho fatto in un circolo della periferia romana perché lì sono le mie radici, le persone che dobbiamo rappresentare e le persone a cui devo dare risposte". Insieme a Fassina lascia il Pd anche la deputata Monica Gregori.

Fassina, che anche in passato ha avuto momenti di scontro con il premier Renzi (il celebre "Fassina chi"), ha spiegato che "la scelta di mettere la fiducia sul ddl scuola è una scelta grave e insostenibile per il Pd". Per l'ex responsabile economico dem, dal jobs act, alle riforme elettorale e costituzionale, al ddl scuola sono stati molti i provvedimenti che non sono stati condivisi. "C'è una subalternità rispetto all'establishment e ai Marchionne, alla finanza internazionale".  Fassina si era già rifiutato di votare la fiducia al governo sulla nuova legge elettorale all'inizio di maggio. "Le dichiarazioni di Renzi sulla Grecia - ha proseguito Fassina -  confermano la subalternità dell'Italia a un ordine imposto dalla  Germania e dagli organismi dell'eurozona che è sempre più pericolosa per la tenuta economica, sociale e monetaria dell'Unione".

"Il 4 luglio con Civati, Cofferati e Pastorino - ha detto Fassina -, ci ritroveremo per avviare un percorso politico sui territori, plurale, che possa raccogliere le tante energie che sono andate nell'astensionismo. Vogliamo provare a ricoinvolgerle per una sinistra di governo ma con una agenda alternativa". "Non passeremo all'opposizione, cercheremo di confrontarci con i contenuti perché le riforme servono ma il cambiamento non è necessariamente positivo" ha detto Fassina, che poi ha spiegato come anche con Sel "incroceremo i percorsi nelle prossime settimane". Rispetto a Landini "l'attenzione c'è da tempo, perché lui e altri stanno lavorando a mettere insieme tante rappresentanze sociali, hanno bisogno di una rappresentanza politica ma non vogliono costruire un partito. Noi sul piano della rappresentanza politica vogliamo interloquire con quelle forze".

Sulla scelta di Fassina, il senatore democratico Corradino Mineo ha spiegato che "si sapeva da settimane". All'interno del partito, ha proseguito Mineo, "non ci sono dei ribelli che, essendo stati sconfitti, se ne vanno dal partito. C'è invece la questione della scuola su cui i renziani non possono fare un'assemblea che è una, con nessuno, perché altrimenti verrebbero contestati da tutti. E ci sono persone che non possono più fare politica nella società con questo partito proprio a causa di questo tipo di scelte". Mineo conclude sostenendo che quella di Fassina non è una posizione isolata, ma che "molti pensano la stessa cosa, solo che non hanno il coraggio che ha Fassina di dire certe cose con quella franchezza".

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