Mafia Capitale: carabiniere del Quirinale tra talpe di Buzzi

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Tensioni e proteste davanti al Campidoglio. Intanto, secondo la procura, il ras delle cooperative romane aveva informatori tra le forze dell'ordine che lo aggiornavano su inchieste e appalti. Lui si sfoga: "Oggetto di linciaggio mediatico"

L'inchiesta su Mafia Capitale prosegue e , oltre a nuovi arresti e nuovi indagati, porta con sé anche strascichi politici come le dimissioni del capogruppo Pd in Regione, Marco Vincenzi, e le proteste del M5S contro il sindaco Ignazio Marino.
In base alle carte della Procura di Roma ci sarebbe anche un carabiniere del Quirinale tra le “talpe” di Salvatore Buzzi. Buzzi, intanto, si sfoga in una lettera: “Sono oggetto di un linciaggio mediatico”.

Un carabiniere del Quirinale tra le “talpe” di Buzzi – Stando alle intercettazioni, il ras delle cooperative romane poteva contare su informatori tra le forze dell'ordine che lo avvisavano sulle indagini e sulla sorte di alcuni appalti. Tra queste “talpe”, anche un appuntato scelto in servizio nel Reparto Carabinieri Presidenza della Repubblica. Da settembre del 2013, i carabinieri del Ros avrebbero registrato almeno 50 contatti telefonici tra Buzzi e il carabiniere del Quirinale. In un sms del 24 luglio dell'anno scorso, ad esempio, il militare dell'Arma aggiornava il numero uno della cooperativa “29 giugno” sullo stato delle indagini. “Caro Salvatore, sto uscendo ora dal tribunale – si legge in un messaggio –. Sono stati depositati per l'archiviazione tutti i fascicoli inerenti la situazione che ben conosci. Siamo grandi, anzi grandissimi... sono strafelice per quello che sono riuscito a fare... un forte abbraccio”.

Il Cara di Castelnuovo – Buzzi, scrivono gli investigatori, utilizzava la “talpa” “per acquisire informazioni di natura giudiziaria e per ottenere favori di vario genere”. Dalle intercettazioni, ad esempio, emergerebbe come Buzzi abbia ottenuto “informazioni relative alla gara per la gestione triennale 2013/2016 del Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto, procedura pubblica alla quale stava partecipando la Eriches29 dello stesso Buzzi e sulla quale convergevano gli interessi del sodalizio indagato”. Negli atti dell'inchiesta, infatti, ci sarebbe anche una “telefonata intercorsa tra Massimo Carminati e Buzzi” in cui “quest'ultimo riferiva di una persona al Quirinale che avrebbe dovuto incontrare in relazione all'audizione in Prefettura sul Cara di Castelnuovo di Porto”.

Buzzi: “Cooperativa criminalizzata ingiustamente” – Proprio il rapporto con Carminati è tra gli argomenti principali di una lettera che Salvatore Buzzi ha scritto nel marzo scorso al pm Paolo Ielo, uno dei magistrati della Procura di Roma che indagano su “mafia Capitale”. “Conosco Massimo da oltre 30 anni – si legge – e ho iniziato a frequentarlo nella seconda metà del 2012, quando non aveva nessuna pendenza con la giustizia. Carminati ha collaborato con la cooperativa, diventandone anche socio, in maniera del tutto legittima e legale”. E ancora: “I rapporti con gli imprenditori che ci sono stati presentati da Carminati sono stati del tutto corretti, alla luce del sole e al di fuori di qualunque sospetto”. “La cooperativa 29 giugno – scrive ancora Buzzi – è stata criminalizzata del tutto ingiustamente, facendo un danno enorme non solo alla cooperativa ma a tutta la cooperazione sociale italiana. Sarebbe bastato poco per scoprire che tutta la 'frenetica attività' svolta era in funzione della crescita e del rafforzamento di una cooperativa dove al 2 dicembre lavoravano 1.254 persone, in gran parte svantaggiate, con contratti a tempo indeterminato. Un gruppo con un fatturato di 60 milioni di euro, 4 di utili e 20 di patrimonio reale”.

Buzzi: “Oggetto di linciaggio mediatico” – Nella lettera, densa e dettagliata, non mancano accuse agli inquirenti. “Non riesco a capacitarmi – scrive Buzzi – della violenza giudiziaria e di quella mediatica che ha fatto strame di quelle minime garanzie previste per l'indagato. Sono già stato condannato a mezzo stampa e oggetto di un linciaggio mediatico senza precedenti”. “Io credo fermamente – continua la lettera – che né lei né i suoi colleghi avete letto con cura le migliaia di pagine di intercettazioni e relazioni prodotte dai Ros, quindi siete stati fuorviati dalle tante inesattezze scritte”. Per Buzzi, “l'inchiesta è colma di lacune, di imprecisioni, priva dei più elementari riscontri. Penso che molte carte non sono state lette o, peggio, lette e non capite”. Infine, Buzzi non risparmia giudizi nei confronti del pm Ielo, che definisce “guascone”. E sulla decisione di spedirlo nel carcere di Nuoro, dove ha pochi contatti con i difensori, dice: “Ti piace vincere facile".

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