Pd, Renzi alla minoranza: basta diktat. Ma apre sulla scuola

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Il premier commenta l'esito delle Regionali: "Governiamo 17 Regioni su 20, difficile far capire all'estero che si pensa di aver perso". Ma ammette: "Dal voto anche campanelli d'allarme". Cuperlo e Fassina: la realtà è diversa

Matteo Renzi va oltre "la ragioneria dei numeri" nella direzione convocata per analizzare il risultato delle regionali (LO SPECIALE). Per richiamare il Pd alla "missione storica" di un governo di legislatura che sfidi le "tre opposizioni": la Lega che "sferra l'attacco più insidioso su di noi", la sinistra di Landini "pura demagogia, destinata alla sconfitta" e Beppe Grillo, che "è stabilmente la terza forza". Ma chi si aspettava l'appello ad una tregua interna sbaglia: "Sulla scuola prendiamoci due settimane ma non ho problemi di numeri. Chi vuole bloccare le riforme mi tolga la fiducia qui e in Parlamento". Avvertimenti che non frenano la minoranza che con Fassina, Cuperlo e D'Attorre, critica la "lettura di parte" del voto e invita Renzi a "cambiare rotta" per tornare al centrosinistra.

"Tutto il Sud è nelle nostre mani" - "Abbiamo il governo di 17 Regioni su 20, difficile far capire all'estero che si pensa di aver perso..." Così il premier Matteo Renzi, nel suo intervento alla direzione Pd, commenta il risultato delle elezioni regionali. "Ora - dice - tutto il Sud è nelle nostre mani". "Chiunque abbia un minimo di onestà - continua Renzi -, deve ammettere che non si possono mischiare le mele con le pere. Io sfido nel merito chi dice che abbiamo perso voti rispetto al 2014. Una cosa sono le europee del 2014, un'altra le amministrative del 2014. E qui nel 2014 abbiamo perso città simbolo. Non si vince più con il voto di rendita".

"Destra guidata da leghismo di ritorno" - Renzi non esclude però che dal voto arrivino anche dei "campanelli d’allarme" e avverte: "La destra è ancora viva, guidata da un leghismo di ritorno che non ha casa in Ue ma ne ha molta tra italiani e sferra l'attacco più insidioso su di noi sul tema dell'immigrazione". La Lega, prosegue "non è credibile" in campo economico e quindi "gioca la carta della paura".



L'attacco a Landini: "Destinato a sconfitta" - Dal premier anche un duro attacco alla "Coalizione sociale" del segretario della Fiom Landini. "La Coalizione sociale è destinata ad essere sconfitta non solo dai numeri ma anche dalla logica", attacca. Landini "fa più comparsate in tv di quante sono le persone che scioperano a Pomiglione. E' demagogia pura". "Io la chiamo Coalizione asociale guardando certe facce. Se qualcuno immagina che futuro sia con Landini, Scalzone o Piperno, auguri. Di certo non è il mio futuro e spero che non sia nemmeno vostro futuro", spiega ancora il premier sottolineando come non si possa descrivere "Marchionne come il male assoluto".

"Sulla scuola discutiamo ancora"
- Da Renzi anche un affondo sul tema della scuola. Mentre fuori dal Nazareno va in scena la protesta contro la riforma del governo, il premier attacca: "La riforma della scuola la facciamo per i ragazzi e non per assumere 200mila persone, per i ragazzi e non come ammortizzatore".
Il premier apre però alle critiche della minoranza: "Non siamo riusciti a coinvolgere il
mondo della scuola e io mi assumo la responsabilità anche se so quanto molti di voi si sono impegnati al confronto. Prendiamoci altri 15 giorni, discutiamo anche in ogni circolo del Pd. Per me nessun problema".  "Io non ho problemi di numeri - aggiunge - se vogliamo approvare la riforma della scuola così com'è lo facciamo domani mattina, anche a costo di spaccare il Pd. Ma è importante discutere".


"Chi vuole fermarci può togliere la fiducia" - Dal premier però anche una sfida alla minoranza del Pd. A proposito dell'azione del governo dice: "Chi vuole fermare tutto questo può togliere la fiducia in Parlamento e in direzione Pd, ma fintanto che questo non succede noi saremo in prima linea" per cambiare l'Italia fino al 2018.

Cuperlo e Fassina: realtà delle urne è diversa - La minoranza replica: dal 41 % di un anno fa al responso di oggi delle urne la "strategia"  renziana esce  "molto ridimensionata" e il "segnale" mandato dalle urne è quello di "cambiare rotta", dice Gianni Cuperlo durante il suo intervento alla direzione Pd (VIDEO).
Sulla stessa linea Stefano Fassina: "Mi aspettavo da una leadership forte maggiore capacità di guardare in faccia alla realtà ed evitare letture strumentali: non credo che possiamo dire che va tutto bene e dove non va bene per un problema creato dalla minoranza della minoranza".

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