Mattarella firma l'Italicum. Renzi: avanti così

1' di lettura

L'ok del capo dello Stato alla legge elettorale. Il premier: "Andiamo avanti con la testa dura". E poi su Twitter scrive: "Dedicato a quelli che ci hanno creduto". Fitch e Moody's plaudono: "Un passo avanti". Ma Civati annuncia: "Lascio il Pd"

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato l'Italicum. Dopo l'approvazione a maggioranza della Camera, è arrivato quindi anche l'ok del capo dello Stato (LEGGE ELETTORALE: LA SCHEDA). "Avanti su questa strada con la testa dura, dopo aver mantenuto la promessa della legge elettorale", ha detto in mattinata Matteo Renzi. Che poi ha anche twittato la foto della sua firma in calce alla legge, dedicandola "a tutti quelli che ci hanno creduto, quando eravamo in pochi a farlo".
E in giornata sono arrivati anche gli apprezzamenti di Fitch e Moody's. Secondo le agenzie di rating, infatti, l'Italicum "favorirà una maggiore stabilità politica in Italia e rappresenta un passo avanti sulla via delle riforme istituzionali e strutturali".



Civati lascia il partito - Il presidente del Consiglio rivendica dunque il traguardo, ma non indugia troppo in celebrazioni. Anche perché "il percorso di grandi riforme" intrapreso dal governo è ancora da completare. La minoranza del Pd, intanto, allarga il fronte del contrasto al governo, con uno scenario problematico per i prossimi passaggi parlamentari dei provvedimenti dell'esecutivo. Soprattutto al Senato, che rappresenta il vero tallone d'Achille della maggioranza, con numeri sempre in bilico. E, non da ultimo, arriva la decisione di Pippo Civati di lasciato il Pd: "Per coerenza con quello in cui credo e con il mandato che mi hanno dato gli elettori, non mi sento più di votare la fiducia al governo Renzi".

Opposizioni divise sul nodo referendum - Le opposizioni, invece, pensano al referendum abrogativo per la nuova legge elettorale. Ma non c'è ancora un'unità di intenti. In casa Forza Italia, ad esempio, Renato Brunetta vede nel referendum la "chiave di volta anche per il futuro prossimo di Fi". Esso anzi diverrebbe il "manifesto per un movimento-partito referendario". Ma Altero Matteoli, sostiene che il referendum "farebbe il gioco di Renzi". Piuttosto "bisogna ricostruire il centrodestra aderendo allo spirito della nuova legge elettorale che spinge il sistema verso il bipartitismo". Posizione condivisa da Maurizio Gasparri.
Anche nella Lega non c'è chiarezza negli obiettivi. Calderoli ha ribadito l'idea di un referendum che abroghi il premio di maggioranza e il doppio turno, ma Matteo Salvini ha invece detto che con l'Italicum la Lega vincerebbe. Parole che lasciano intendere una strategia diversa da quella referendaria.

Minoranza Pd sposta partita su Senato
- Quello che preoccupa più Renzi sono comunque le fibrillazioni in casa Pd, visto che la minoranza, specie in Senato, è in grado di far ballare il governo. A Palazzo Madama dopo le elezioni regionali inizierà l'iter della riforma costituzionale, che Gotor ha chiesto di modificare profondamente. Ma prima di allora ci sarà la seconda lettura della riforma della scuola (fino al 19 maggio alla Camera) che rischia di affondare sotto i colpi dei 24 bersaniani del Senato. A questo punto sempre determinanti nell'aula della Camera Alta, con una coalizione che sulla carta può contare, compresi i senatori a vita, su 170 voti, mentre la maggioranza assoluta si tocca a quota 161. E se i frondisti dem confermassero il loro no anche ai provvedimenti che transitano per Palazzo Madama, il governo non avrebbe più la maggioranza politica, al netto di ritorni del "Nazareno".

Leggi tutto