Direzione Pd approva l'Italicum senza modifiche

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Il segretario e premier, Matteo Renzi, aveva messo ai voti la legge elettorale: "E' fondamentale per la dignità e la qualità di questo governo". La minoranza del partito non ha partecipato al voto

Niente ritocchi niente "ricatti". Matteo Renzi chiude ogni possibilità di nuovo, ulteriore confronto sulla legge elettorale. Alla fine la Direzione del Pd approva all'unanimità (120 sì, ma solo perché la sinistra dem non vota) e sull'Italicum non tornerà più a riunirsi. Il segretario, e presidente del Consiglio, ottiene così dal proprio partito un "voto di fiducia" dopo aver spiegato che è in gioco la credibilità del governo e della stessa Italia. Passa dunque la relazione di Renzi che prevede di mantenere il testo uscito a gennaio dal Senato. Un passaggio, questo, che dovrebbe garantire l'approvazione definitiva della riforma (che da calendario andrà in aula il 27 aprile alla Camera, dove il governo ha un'ampia maggioranza) entro fine maggio.
Ma è rottura con la minoranza Dem, che insiste sulla necessità di ottenere alcune modifiche all'Italicum. Netta la risposta del premier: è arrivato il momento di smetterla di "ritoccare" il testo e approvare in via definitiva la legge elettorale, perché è in gioco "la dignità e qualità del governo".

Renzi: "Sia l'ultima Direzione sull'Italicum" - "Chiedo che questa sia l'ultima Direzione in cui si discute di legge elettorale". E ancora: "Chiedo oggi un voto sull'Italicum come ratifica di ciò che abbiamo fatto in questi anni e come mandato per i prossimi mesi". Così Matteo Renzi nel discorso di apertura alla Direzione del Pd. Un congresso, quello al Nazareno, sullo sfondo del quale si è consumato un nuovo scontro - a distanza  -  tra segretario di partito e Pippo Civati che, in un appello agli altri leader della minoranza Dem - Cuperlo, Bindi, Bersani, D'Attorre, Boccia e Fassina - aveva proposto di fare "un unico intervento che ci rappresenti" e di non partecipare al voto in una direzione trasformata in "plebiscito e aut aut". Prima della Direzione si è registrato anche l'intervento di Pier Luigi Bersani che aveva dichiarato: "Tocca al segretario trovare una sintesi".

Renzi a Pd: oggi metto fiducia "politica" su Italicum - Matteo Renzi, però non arretra. "La legge elettorale - dice alla Direzione -  è stata la chiave di lettura del cambiamento che proponevamo al Paese". Il premier ricorda poi che "siamo partiti da un giudizio impietoso sulla realtà politica e abbiamo scommesso su un processo di cambiamento del Paese" che si è manifestato "in questa legislatura con le riforme istituzionali e le altre, dal fisco e alla giustizia". Sulla legge elettorale, continua, "ci giochiamo la fiducia dei cittadini. Qualcuno ha detto che non si può mettere sul testo: ne parleremo a livello parlamentare. Ma permettetemi di mettere tra di noi la fiducia sulla legge elettorale perché rappresenta la capacità di rispondere a quello che non siamo stati capaci di fare finora".


Renzi, premio a lista realizza vocazione maggioritaria - Renzi entra poi nei dettagli dell'Italicum. L'attribuzione del premio nella legge elettorale alla lista vincente e non alla coalizione, "è la realizzazione più importante per un partito a vocazione maggioritaria, che è stato il sogno di una generazione". L'attribuzione del premio alla lista anziché alla coalizione, aggiunge, serve "a ridurre il potere di veto dei partiti piccoli" per i quali è stata abbassata la soglia al 3%.
Non da ultimo, poi, Renzi si dice contrario all'ipotesi di ritocchi" alla legge elettorale nel passaggio alla Camera".

"Landini e Salvini soprammobili da talk show" - Il presidente del Consiglio non vede nemici alle porte, né alla sua destra né alla sua sinistra. Non perde il sonno per la coalizione sociale di Landini, spiega, o per la Lega di Salvini, entrambi definiti dal premier "soprammobili da talk show televisivi: la coalizione sociale è una sfida interessante che, non solo non mi toglie il sonno, ma che richiede una riflessione in più su cosa è stata la sinistra in Italia e sul fatto che quell'aspirazione non è mai stata maggioritaria e non ha mai portato da nessuna parte".

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