Lupi in Aula: "Lascio il governo a testa alta"

Politica

"Non sono qui per difendermi da accuse che non mi sono state rivolte" dice il ministro. Ribadisce: "Mai pressioni per far lavorare mio figlio". E aggiunge: "Non ho rimosso Incalza perché mai condannato". Renzi: "A me l'interim per qualche giorno"

"A sole 72 ore dai fatti c'è la presa d'atto della necessità della scelta che sto compiendo e della mia comunicazione al presidente del Consiglio e al presidente della Repubblica. A 72 ore dai fatti e non a 72 giorni". Così come aveva annunciato, Maurizio Lupi ha rassegnato le dimissioni al termine dell'informativa alla Camera.
Una scelta, quella del ministro delle Infrastrutture, presa dopo che il suo nome e quello di suo figlio sono comparsi nelle carte dell'inchiesta di Firenze su presunti illeciti nella gestione di appalti di importanti opere pubbliche per i loro rapporti personali con alcuni indagati, tra cui l'ex dirigente del ministero dei Trasporti Ercole Incalza.

Renzi: a me l'interim - Subito dopo il premier Matteo Renzi, a Bruxelles per il vertice Ue, ha annunciato che assumerà l'interim "per qualche giorno", e che lunedì si recherà dal presidente della Repubblica, mentre la maggioranza si prepara a un mini-rimpasto che coinvolgerà anche il ministero degli Affari regionali, vacante da alcuni mesi. E aggiunge: "Il suo è un gesto di grande dignità, un gesto di grande sensibilità" fatto "sulla base di una valutazione politica". VIDEO

Lupi: non sono qui per difendermi da accuse - Lupi, dal canto suo, davanti all'Aula della Camera ha spiegato: "Sono qui per rivendicare il ruolo decisivo della politica" nella guida del Paese, "non sono qui per difendermi da accuse che non mi sono state rivolte" ha precisato Lupi, che non è indagato. "Mi ritengo obbligato a non far cancellare in 3 giorni tutto ciò che ho fatto in questi 22 mesi - ha aggiunto - Non invoco garantismo nei miei confronti". Quindi, "lascio il governo a testa alta, guardandovi negli occhi, continuerò a fare il mio dovere come ho sempre fatto", ha detto il ministro, che aveva accanto il titolare del Viminale Angelino Alfano e quello dell'Ambiente Gian Luca Galletti, oltre alla responsabile della Salute Beatrice Lorenzin.

"Mai fatto pressioni per trovare lavoro a mio figlio" -
Lupi ha poi ribadito di non aver mai fatto pressioni per far lavorare il figlio (VIDEO). "In una intercettazione strumentalizzata chiedo ad Incalza di vedere mio figlio - ha chiarito  - ho fatto quello che avrebbe fatto qualsiasi padre e cioè di presentare al proprio figlio una persona di esperienza".

Incalza mai condannato - Quanto a Ercole Incalza, Lupi ha spiegato: occupava il ruolo di capo della struttura tecnica di missione "a seguito di procedura selettiva pubblica e con scadenza il 31 dicembre 2015", e "ho potuto verificare che nei vari procedimenti penali che lo hanno interessato non ha subito alcuna decisione di condanna, né per i casi in cui questi si sono conclusi per prescrizione del reato, alcun procedimento disciplinare sotto la responsabilità dei ministri che mi avevano  preceduto".

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