Riforme, Renzi: "Avanti alla Camera, poi il referendum"

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Forza Italia annuncia che voterà No alle modifiche costituzionali, ma il premier rilancia: "Martedì alla Camera il voto finale. E poi decidono i cittadini". Lunedì la minoranza del Pd deciderà come votare

Da Forza Italia arriva un No alle riforme costituzionali portate avanti dal governo Renzi, ma il premier tira avanti e nella sua tradizionale newsletter rilancia e conferma che il testo sarà sottoposto a referendum, "perché poi decidono i cittadini". "Superare il bicameralismo paritario, ridurre i poteri delle regioni e semplificare il rapporto tra centro e autonomie, eliminare gli enti inutili - scrive Renzi nella sua consueta newsletter e aggiunge: "Ci siamo. martedì andiamo alla Camera con il voto finale della seconda lettura. Puntiamo al referendum finale (perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario: la sovranità appartiene al popolo e sarà il popolo a decidere se la nostra riforma va bene o no. Il popolo, nessun altro, dirà se i parlamentari hanno fatto un buon lavoro o no)".



Renzi: "Parlamento dura fino al 2018" - Renzi allontana inoltre qualunque ipotesi di voto anticipando, confermando che "mai come nel momento dell'elezione di Sergio Mattarella è stato chiaro a tutti che questo Parlamento ha la forza non solo di arrivare al 2018 ma anche e soprattutto di cambiare in profondità il sistema italiano. E se questo comporterà un attacco al potere di rendita di chi difende in modo tenace e ostinato lo status quo, beh, noi non ci tireremo indietro".  Facendo poi un bilancio del primo anno di governo, il premier racconta che il "momento peggiore" lo ha vissuto "tutte le volte in cui abbiamo dovuto affrontare una crisi aziendale", perche' "il dolore di una donna o di un uomo che perde il posto di lavoro senza che nessuno lo aiuti e' indescrivibile". Il momento migliore invece "e' quello che deve ancora arrivare".

Scuola e Rai - Un accenno anche a Scuola e Rai, per le quali è previste per entrambi in settimana l'esame in consiglio dei ministri e poi l'approdo in Parlamento. Senza decreti legge. Scrive infatti Renzi sulla riforma della Pubblica istruzione "che le opposizioni non fanno ostruzionismo, ma provano a dare una mano anche migliorando il testo, non ci sarà nessun provvedimento di urgenza da parte nostra". Stesso metodo, assicura, per la questione della Rai.

"Quadro economico mai così invitante" - E' ottimista, Renzi, secondo cui il quadro economico non è mai stato così invitante". "si aggiunga - e su questo noi non c'entriamo niente, ma siamo felici per gli effetti - che il costo del petrolio è molto basso e questo è un dato molto significativo specie per un paese con la nostra bolletta energetica". "Insomma fuori torna a splendere il sole. Ma uscire di casa e mettersi in cammino dipende solo da noi. Per questo noi continuiamo con decisione sulle principali sfide che abbiamo davanti", aggiunge.

Brunetta: "E' Frate Indovino" - A raffreddare gli entusiasmi del premier è però il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta, che definisce Renzi una sorta di "Frate Indovino", per aver previsto la diminuzione della disoccapazione in seguito al Jobs Act. "Eppure il presidente del Consiglio dovrebbe sapere che la totale implementazione del Jobs act richiederà almeno 15 anni e che sarà, quindi, molto difficile vederne subito gli effetti" afferma Brunetta. "Così come Renzi dovrebbe sapere che il lavoro è una variabile dipendente - prosegue - dipende dalla crescita. E di crescita in Italia neanche a parlarne. Non per ora almeno. Se, come dicono i principali istituti di previsione, per l'effetto trascinamento negativo del 2014 in Italia la dinamica del Pil continuerà a essere piatta, o solo leggermente positiva, anche nel 2015, i dati sulla disoccupazione continueranno ad essere negativi anche per tutto quest'anno

Riforma a rischio per assenza Fi e minoranza Pd
- Senza FI a Palazzo Madama la riforma costituzionale rischia grosso, visti i numeri risicati della maggioranza e il dissenso della minoranza Pd. E anche la legge elettorale a Montecitorio, sotto il fuoco dei voti segreti, non è al riparo da modifiche. Perciò anche la minoranza Pd invita Renzi a non insistere in forzature: "Si rischia una spaccatura nel partito che avrebbe ripercussioni sul percorso riformatore", avverte Alfredo D'Attorre. Lunedì sera (dopo che in molti torneranno a disertare l'incontro convocato al partito da Renzi su fisco, P.a. e terzo settore) gli esponenti delle diverse aree di minoranza si vedranno per decidere come votare martedì. I bersaniani per "coerenza" dovrebbero confermare il sì, mentre singoli deputati come Pippo Civati e Stefano Fassina non parteciperanno al voto. Renzi, però, non sembra preoccupato. L'Italicum, ripete, non si cambia più: la prossima sarà "la lettura finale". E sulla riforma costituzionale si farà il referendum: allora si vedrà i cittadini a chi daranno ragione.

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