Scuola, in corso il consiglio dei ministri per la riforma

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Il governo rinuncia al decreto. Tutte le misure inserite in un disegno di legge per cercare di coinvolgere l'opposizione. Resta aperto il nodo delle assunzioni previste a settembre. Sul tavolo del Cdm anche il pacchetto sulla banda larga

Scuola e telecomunicazioni sono gli argomenti al centro del Consiglio dei ministri di martedì a Palazzo Chigi. Da un lato l'annunciata riforma della scuola, attuata attraverso un disegno di legge, e dall'altra il piano per la banda largha (l'infografica sulla banda larga in Italia).

Riforma della scuola per ddl e non per decreto - Il "pacchetto scuola" arriva dunque in consiglio dei ministri, ma solo a metà. Il Premier Matteo Renzi ha, infatti, annunciato nella serata di lunedì che  il Governo varerà solo un disegno di legge - chiedendone l'approvazione in tempi certi - e non più anche l'annunciato decreto. Perché - ha spiegato al suo entourage - l'esecutivo vuole dare un messaggio al Parlamento e coinvolgere le opposizioni nello spirito delle dichiarazioni del presidente della Repubblica. Nel disegno di legge era previsto che finissero la riforma dell'infanzia (un unico percorso educativo da 0 a 6 anni), interventi legati alla disabilità e al 'sostegno', un testo unico nuovo in materia di normativa scolastica, misure per il diritto allo studio. Non è da escludere che parte di questi vengano riproposti nel disegno di legge. Di certo, con i tempi di un ddl, resta aperto il nodo delle assunzioni promesse per settembre.

Il nodo delle assunzioni a settembre - Nel decreto legge, infatti, secondo quanto era atteso, avrebbe dovuto confluire innanzitutto il pacchetto di assunzioni, uno dei pilastri degli interventi studiati per migliorare il sistema d'istruzione nel nostro Paese. Previsti 180.000 "ingressi" (considerando però anche circa 60.000 posti dell'annunciato concorso per insegnanti) pescando dalle graduatorie a esaurimento, dagli idonei e vincitori dell'ultimo concorso pubblico (quello del 2012) e, per consentire una coincidenza tra fabbisogni e organici (ci sono materie, come matematica e fisica, in cui scarseggiano prof e discipline che si è deciso di potenziare) anche attingendo dalle graduatorie di istituto (offrendo a questa categoria di precari prima un contratto a termine per un altro anno e poi una sorta di "corsia preferenziale" per il concorso che verrà bandito a ottobre). A questo plotone di docenti si prevedeva di aggiungere i supplenti che hanno più di 36 mesi su posto vacante, come conseguenza del recepimento della sentenza della Corte di Giustizia europea. Per loro - poche migliaia secondo l'interpretazione del Miur, decisamente più restrittiva rispetto a quella sindacale - si pensava a un indennizzo, anche nell'intento di evitare ulteriori contenziosi.

La questione delle scuole paritarie -  Un altro capitolo, quello delle scuole paritarie, si è imposto "in corsa" sollevando non poche polemiche, proseguite ridosso dell'appuntamento a Palazzo Chigi. Pare ormai certo che sul tavolo del consiglio dei ministri arriverà la proposta di una detrazione fiscale (presumibilmente fino a 4.000 euro) per le famiglie che iscrivono i propri figli alle paritarie (che potranno beneficiare, come le scuole statali, di 5 per mille e school bonus).


Il pacchetto per la banda larga - Altro tema sul tavolo del Consiglio dei ministri è il piano per la banda larga, anche se sull'argomento non sono attese sorprese.  Dentro non trova spazio lo switch off dal rame alla fibra o la temuta 'dead line' del 2030, "né niente di tutto questo, come un arbitrario spegnimento della rete" percheé "abbiamo immaginato un piano per stimolare gli investimenti, non il contrario" ha spiegato il  sottosegretario alle tlc Antonello Giacomelli. "I piani su banda ultralarga e crescita digitale sono stati in consultazione due mesi, negli ultimi giorni è stato inserito quello che è emerso, con l'obiettivo di far recuperare il ritardo accumulato dall'Italia su bada larga, capacità di connettività e uso della rete internet" sottolinea inoltre il direttore dell'Agenzia per l'Italia Digitale (Agid), Alessandra Poggiani. "Mi pare sia utile avere due piani, uno per la domanda e uno per l'offerta. Piani, sinergici - spiega - con tempi e risorse certe; che tracciano per la prima volta delle scadenze a sette anni, con degli obiettivi fissati al 2020 e 'milestone' intermedi".

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