Decreto per la Rai, Boldrini frena Renzi: "Non c'è urgenza"

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Da Parigi il premier sostiene che "se le opposizioni fanno meno ostruzionismo noi faremo meno meno Dl", ma dalla presidente della Camera arriva uno stop: "La tv pubblica non è un tema urgente". Critiche all'ex sindaco di Firenze anche da Fi e Sel

"Saremo in grado di fare qualche decreto in meno, se le opposizioni faranno qualche atto di ostruzionismo in meno" (VIDEO). Matteo Renzi da Parigi rilancia sulla decretazione d'urgenza, "strumento naturale secondo Costituzione" in caso di blocco dei lavori in Parlamento. Le parole non sono riferite in particolare alla riforma Rai, ma confermano che il premier è pronto a tutto pur di arrivare in tempo al rinnovo dei vertici della tv pubblica con la nuova legge. Dopo le proteste dell'opposizione, sulla sua strada arriva però il no pesante del presidente della Camera, Laura Boldrini, già oggetto di polemiche per aver definito l'inquilino di Palazzo Chigi "uomo solo al comando".

Boldrini: "Decreto solo in caso di urgenza" - "Il decreto si deve fare quando c'è materia di urgenza - afferma la Presidente della Camera -. Sulla Rai non c'è qualcosa di imminente, non c'è una scadenza". Tempi certi, ma difesa delle prerogative delle opposizioni. Questa la linea sottolineata dalla Boldrini, alla quale si sono rivolti diversi esponenti Pd, per chiedere una corsia preferenziale che consenta di approvare la nuova normativa prima dell'estate. Tra questi Michele Anzaldi che definisce "stupefacenti" le parole del presidente della Camera: "Non spetta a lei stabilire se ci siano o meno i presupposti di necessità e urgenza". "Ha perfettamente ragione", sostiene invece Fabrizio Cicchitto. Su un eventuale decreto dovrebbe pronunciarsi il presidente della Repubblica, al quale si appellano le opposizioni.

Boldrini: "Uomo solo al comando? Non credo Renzi si sia offeso" - Quanto alla polemica sul Jobs act, la presidente della Camera rileva che "mi hanno chiesto un parere sul Jobs Act, da presidente della Camera cosa dovevo dire se non di tenere in considerazione il lavoro delle commissioni? E' il mio compito e - sottolinea - non entro nel merito del provvedimento". A proposito dell'uomo solo al comdando, "il mio era un ragionamento teorico. Non credo che Renzi se la sia presa, anche se non ci siamo sentiti. La mia è una visione della società. Non ho detto niente di offensivo. Ho detto altro: stavo facendo un bel ragionamento sulla societa' democratica, su come è composta e sui corpi intermedi. Laddove c'è un uomo solo al potere tutti si deresponsabilizzano, invece in una democrazia matura tutti devono fare il proprio mestiere".

Critiche da Brunetta e da Sel
- Sulla questione dei decreti, intanto attacca il premier anche Renato Brunetta: "Renzi studi la Costituzione", scrive in una nota, che all'articolo 77 "non prevede l'uso della decretazione d'urgenza per anestetizzare l'ostruzionismo parlamentare, pratica del resto legittima per le minoranze e contro la quale la maggioranza può utilizzare gli strumenti previsti dai regolamenti. "La frase di Renzi ('meno decreti con meno ostruzionismo') - secondo il capogruppo di Fi - è assurda, senza senso e completamente anti democratica". Secondo Brunetta, Renzi "usa la decretazione d'urgenza e le correlate fiducie su questi provvedimenti, cosa assolutamente abnorme, come minaccia nei confronti dei suoi gruppi parlamentari che molto spesso non sono affatto convinti dell'operato del loro segretario-premier". Anche il capogruppo di Sel a Montecitorio, Arturo Scotto, torna a criticare il premier: "Renzi usa la propaganda contro l'opposizione per nascondere le scelte sbagliate che sta facendo proponendo una valanga di decreti e mortificando il Parlamento".

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