Libia, Gentiloni: "Unica soluzione alla crisi è politica"

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Per il titolare della Farnesina, la situazione nel Paese nordafricano registra un "grave deterioramento della sicurezza". Pinotti ribadisce: qualsiasi intervento deve avvenire in un quadro di legittimità internazionale

"Mentre il negoziato muove i primi passi, la situazione in Libia si aggrava. Il tempo non è infinito e rischia di scadere presto, pregiudicando i fragili risultati raggiunti" dalla mediazione Onu sostenuta dall'Italia. E’ l’allarme del ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un'informativa in aula alla Camera sulla crisi in Libia. Per il titolare della Farnesina, però, "l'unica soluzione alla crisi libica è quella politica". Il ministro della Difesa Pinotti, intanto, ribadisce che qualsiasi intervento deve avvenire “in un quadro di legittimità internazionale”.
Le parole dei ministri arrivano mentre il Daily Telegraph rivela che l'Isis vorrebbe utilizzare la Libia per portare "il caos nel sud dell'Europa". Secondo uno dei principali reclutatori dello Stato islamico in Libia, l'Isis vorrebbe infiltrarsi sui barconi di immigrati nel Mediterraneo e attaccare le "compagnie marittime e le navi dei Crociati".

"Errori dell'Occidente nel dopo Gheddafi" - In Libia  ha sottolineato Gentiloni, è in atto un "grave deterioramento della sicurezza" (VIDEO) ed "è evidente il rischio di saldatura tra gruppi locali e Daesh" (acronimo arabo dell'Isis, ndr) che richiede la "massima attenzione". Per il ministro degli Esteri, la situazione attuale nel Paese nordafricano è dovuta anche ad "errori compiuti anche dalla comunità internazionale nella fase successiva alla caduta di Gheddafi".

"Non possiamo lasciare migranti al loro destino" - E le ripercussioni della crisi sono evidenti, a partire dall’arrivo di migranti sulle nostre coste. "Il numero degli sbarchi dal 1 gennaio a metà febbraio è stato di 5.302 rispetto ai 3.338 dello stesso periodo dello scorso anno".
"Non era mare nostrum ad attirare i migranti ma il dramma su cui speculano bande di criminali. Non possiamo voltarci dall'altra parte lasciandoli al loro destino, non sarebbe degno dell'umanità e della civiltà che hanno fatto grande l'Italia", ha aggiunto il ministro, secondo il quale l'"Europa può andare oltre i 50 milioni spesi all'anno".

Napolitano difende l'intervento del 2011. M5S: "Gentiloni un clown" - Nel frattempo si torna a parlare dell'intervento militare del 2011 in Libia. L'ex presidente Napolitano al Senato ha sostenuto che il grave errore fu “il disimpegno dell'Ue nella fase successiva a Gheddafi”, ribadendo che anche oggi “non possiamo tirarci indietro”.
Un duro giudizio sulle parole di Gentiloni arriva invece dal Movimento 5 Stelle. "Il ministro Gentiloni è riuscito a contraddirsi e a negare, di fronte al Parlamento, le sue stesse parole avventuriere pronunciate qualche giorno fa (con riferimento all'intervista a Sky TG24, ndr). E' solo un clown in un governo d'improvvisatori" attaccano in una nota congiunta, i deputati e senatori M5S, ribadendo il loro "sostegno all'apertura di una fase di riconciliazione nazionale in Libia".

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