Totoquirinale: salgono Fassino e Chiamparino

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Per l'elezione del capo dello Stato, il premier Renzi punta a proporre, alla quarta votazione, un "nome secco". Ma il centrodestra fa capire che non accetterà una sola indicazione calata dall'alto. Tra i nomi in ballo, in calo Amato e Finocchiaro

Il giro di valzer è cominciato. Ora si fa sul serio - dicono in molti a Montecitorio - il cerchio si stringe attorno a poche figure. Già, perché se è vero che il Premier e segretario Pd, king maker della partita del Colle, è pronto a sentire tutti ma al tempo stesso vuole puntare – ufficialmente -  su un solo nome, un nome fatto dai Democratici, è vero altresì che il confronto - per sua stessa ammissione -  sarà indispensabile con le altre forze politiche. E a queste è verosimile che venga chiesta una rosa di personalità.
Nomi che serviranno poi ad avere un quadro più chiaro - si fa per dire - e che condurranno appunto a una sintesi che toccherà proprio a Matteo Renzi. Quel nome quindi non arriverà prima di giovedì, forse venerdì a scrutinio in corso, ma prima della quarta votazione, quella in cui il quorum scende a 505, maggioranza assoluta.
E allora via alle danze. Tra calendario ufficiale, colloqui e telefonate informali.
Alfano di prima mattina, poi i suoi parlamentari, deputati e senatori a seguire. E ancora contatti trasversali per tutta la giornata.
Tutto pronto per quelle consultazioni con le forze parlamentari che segneranno un passaggio sicuramente formale ma che in realtà avranno molto di sostanziale, tra detto e non detto, intuito e dichiarato.

Il centrodestra -  Dal centrodestra si è fatto già capire chiaramente che un nome secco non è ben accetto. Se si dovrà condividere la scelta allora la discussione non potrà essere chiusa a una sola indicazione calata dall'alto. E questo concetto in realtà andrebbe a compattare i moderati, riallineando - se così fosse - anche le due anime azzurre. Visto quanto detto proprio da Fitto - in realtà all'indirizzo del Cavaliere - a proposito dei poco graditi sms inviati con il nome prescelto alle truppe all'ultimo momento.

Le tensioni
- Linea che agiterebbe molto le minoranze sia a sinistra che a destra e che darebbe campo libero a quei tanto temuti franchi tiratori che pur oggi ha evocato Renzi, ricordando le elezioni di Cossiga e Ciampi. Come dire: ci sono stati e ci saranno.
Insomma da gestire ce n'è.

Tsipras e i condizionamenti internazionali
- A partire dalle tensioni politiche interne, come quelle nate sull'Italicum alle vicende internazionali come la vittoria di Alexis Tsipras in grecia. Quest'ultima potrebbe a cascata condizionare - a mezzo mercati finanziari - la partita, spingendo chissà verso l'alto alcune personalità capaci di gestire le conseguenze di un possibile fronte antiausterity. Tecnici con esperienza nelle istituzioni come il governatore di Bankitalia visco o il ministro dell'economia Padoan.
Resta però più forte in questo momento l'ipotesi di una figura politica. I nomi in pista restano diversi.

Romano Prodi
- Cominciando con Romano Prodi, poco gradito però al centrodestra, e che però potrebbe crescere a partire dalle prime votazioni se tirato in ballo subito - come volevano indiscrezioni di palazzo - da Sel e 5 Stelle insieme a Civati (che lo ha fatto ufficialmente scrivendo al Pd) e a chissà quanti tra gli stessi Dem. 

Chi sale e chi scende - Giuliano Amato sembra in una posizione stabile, per molti in calo dopo la freddezza renziana.  Anna Finocchiaro pure: Renzi ha manifestato le difficoltà oggettive sulla possibilità oggi di convergere su un nome femminile.
Restano in quota Walter Veltroni e - in salita - Piero Fassino e Sergio Chiamparino, governatore della regione Piemonte, vicino a Renzi ma in buoni rapporti sia con il resto del suo partito che con le altre forze politiche. Sullo sfondo il nome D'Alema.

La carta istituzionale - Resta in pista il ministro degli esteri Gentiloni. E, ipotesi aperte sono sempre le cosiddette carte istituzionali: Sergio Mattarella e il presidente del senato e capo dello stato pro tempore Piero Grasso.

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